Chianti colli senesi Docg Riserva Cinabro 2006 – Az. Agr. Casa alle Vacche

Eh, la Toscana fa i vini più buoni del Piemonte“… “eh, no… il Piemonte è meglio della Toscana“… chissà quante volte vi/ci è capitato di sentire frasi del genere… discussioni senza fine sulla predominanza enoica di una regione sull’altra, delle diversità (una monovitigno, l’altra blend) tra visioni produttive etc etc etc…. posso dirlo alla “francese”?? Eh che palle….
Io per primo sono un fautore dei vini piemontesi, non l’ho mai negato: ma cribbio, sono nato qui, ci mancherebbe ancora. Ma questo non mi fa certamente pensare che la Toscana vada disprezzata o sottovalutata. Semplicemente è “altro”…. Nebbiolo da una parte, Sangiovese (o blend, va bene, in alcune zone) dall’altra. Ogni territorio esprime la sua “territorialità” (sembra una banale tautologia ma non lo è), ogni vitigno si esprime al meglio in quella determinata regione. Provate a mettere del Nebbiolo in Toscana e del Sangiovese in Piemonte e poi vediamo i risultati…
Fatto questo cappello introduttivo, che vorrebbe mettere pace tra quelli che seminano zizzania e provincialismo, ammetto senza alcun timore di conoscere abbastanza poco i vini toscani. Conosco poco in generale, vero: ma la Toscana è un altro di quei territori che meriterebbero di essere studiati ed approfonditi. E questa sera, cercando una bevuta “diversa” dal solito, mi è capitata tra le mani questa bottiglia di Chianti dei Colli Senesi Docg Riserva Cinabro 2006 dell’Azienda Agricola Casa alle Vacche. Onestamente non ricordo come sia giunta nella mia cantina. E ho deciso di aprirla. Ecco, questo è il classico vino che nei primi 5 minuti successivi all’apertura è inavvicinabile… profumi scomposti e beva altrettanto scomposta. Urla “dammi del tempo, accidenti“. E io l’ho assecondato. Sono passate due ore. E la musica è cambiata. Il colore è abbastanza cupo e fitto, non è “amicale” o ammiccante… rubino con chiari ed evidenti segni granato/mattonato, poca trasparenza e molta concentrazione. Anche nel bicchiere è abbastanza lento. Al naso è segnato da note di terra, di sottobosco, quasi di china e rabarbaro. Molto duro ed aspro. Poi evolve, lasciando spazio a sentori più fruttati, confettura di frutti rossi, e con il passare dei minuti una sorprendente nota verde, quasi vegetale, quasi, eresia, ricordo di foglia di pomodoro… tra di me penso che non può essere un Sangiovese in purezza.. poi questa note verde sparisce rapidamente, pur lasciando traccia di una qualcosa di erbaceo che ricollega in qualche modo al primo naso segnato dalla terra. E immancabili le spezie, dolci e piccanti allo stesso tempo… Insomma, profilo cangiante ed interessante.
In bocca è dotato di una discreta beva: è un vino che richiede adeguata struttura di cibo, è difficile e pesante da degustare da solo. Ecco, una bella carne sanguinolenta sarebbe stata l’abbinamento giusto. Acidità e sapidità più che buone, tannini ancora leggermente rasposi e in qualche modo verdi (creando una buona corrispondenza naso/bocca), ma allo stesso tempo morbido e piacevole… quasi suadente, pur essendo dotato di un corpo e di una struttura davvero notevoli e non facilissime. Appunto, la beva è segnata da questa struttura imponente, che lo rende un vino non facile senza supporto alimentare.
Interessante, senza ombra di dubbio. E a modo suo piacevole. Paragoni con il Piemonte? Tanti e Nessuno. Questo è Toscana. Questo è Sangiovese. Punto, non andiamo oltre 🙂

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