Eloro Doc Pachino 2006 – Cantina Elorina

Non ho mai nascosto la mia scarsa conoscenza dei vini del sud Italia. Un po’ per discorsi di reperibilità, un po’ per sciocco sciovinismo pimontese-valdostano, sta di fatto che gli assaggi sono sempre stati molto limitati. Mi è capitato però, tramite un collega di lavoro, di poter avere a disposizione alcune bottiglie di questa cantina sociale di Noto (Siracusa), la Cantina Elorina e quindi di poter assaggiare un Nero d’Avola in purezza (della stessa cantina conservo altre bottiglie che assaggerò in seguito).
Devo dire che per certi versi alcune idee sui vini del sud sono state confermate: potenza e struttura non mancano pur non avendo questo alcool così deciso e marcato. Dall’altra parte mi ha sorpreso la complessità olfattiva e la piacevolezza nella beva. Noi polentoni, almeno io polentone, ho sempre pensato al Nero d’Avola come ad un vino “muscoloso“, maschio, rude, disomogeneo e sbilanciato sulle durezze. Devo dire che questa selezione fatta nei vigneti di Pachino mi ha intrigato e pur registrando una struttura e una potenza non indifferenti non è per nulla muscoloso.
Bel colore carico, rosso rubino acceso, scorre rapido sui bordi del bicchiere. Le lacrime e gli archetti però, non sono così precitevolisimmamente rapidi nel scendere… questo mi ha fatto subito pensare “eccolo qui un altro di qui vinoni con i muscoli“.. e invece… al naso non è immediato, anzi è restio nel darsi. E mostra subito segnali contrastanti e per nulla facili: “odori” selvatici e sentori che oserei definire quasi balsamici. Insomma, ricordi della più classica macchia mediterranea accompagnati da un so ché di terroso, carnoso, quasi ematico, di selvaggina. Insomma il ricordo di qualcosa di sanguigno e molto legato alla terra. Poi sì, come di consueto i classici ricordi di amarena sotto spirito e di fiori come la rosa. Ma il profilo selvatico e selvaggio, se mi è permesso, è davvero intrigante.
In bocca entra deciso ma non prepotente: buona acidità e sapidità, alcool sicuramente non fuori dalle righe, piacevole per morbidezza e per i tannini che sono lenti ad arrivare ma poi si dimostrano essere tondi e affinati. Buona beva, insomma, servito a temperatura non ottimale, ossia intorno ai 14-16° si fa bere con estrema facilità. Con l’innalzarsi della temperatura perde un po’ in semplicità nella bevuta ma acquista corpo e struttura. Ottima, se non eccellenza, persistenta, dove la frutta sotto spirito regna sovrana e chiude con questo ricordo che non saprei altro che definire “carnoso”. Ecco, un vino che potrebbe avere qualche aspetto di sensualità.
Una piacevole scoperta, sia del produttore, sia del vitigno in sé… bisogna proprio studiarli meglio questi vini del sud…. 🙂

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