Franciacorta Docg Extra Brut E.B.B. 2006 – Il Mosnel

Questa era la bottiglia che avevo tenuto in serbo per festeggiare il trapasso dal 2010 al 2011 (trapasso sembra lugubre?)…. ma alla fine, nel momento in cui ho portato mio figlio a fare la nanna, sono rimasto addormentato e mi sono svegliato alle 00.10 per il rumore dei botti… ma non avevo nessuna voglia di riprendermi e quindi ho preferito ritornare tra le braccia di Morfeo. E la boccia è rimasta lì in frigorifero…
Ieri sera ho quindi deciso, anche complice una cena abbastanza frugale a base di pesce per recuperare dagli stravizi festivi, di togliermi la voglia che comunque era rimasta ed ho aperto questo Franciacorta Docg Extra Brut E.B.B. 2006 (chardonnay 100%) de Il Mosnel (azienda di cui avevo già parlato qui e qui). E devo dire che è stato un bel modo per accompagnare (e andare oltre) la cena.
Un vino nervoso, elettrico, per nulla banale e scontato: non ci troviamo di fronte alla classica bollicina franciacortina un po’ piaciona e ruffiana, giocata sull’acidità e su una certa rotondità. No, qui viene fuori una nota quasi da “bisbetica” indomita, una vena acida e un po’ provocante che regala sorpresa e lascia leggermente spiazzati. Colore paglierino discretamente intenso, con pagliuzze dorate messe in evidenza dal perlage elegantissimo e fitto, con numerose fontanelle e bolle piccole e fini. La spuma è leggermente evanescente, non dura a lungo nel bicchiere. Ma personalmente non lo vedo come un limite od un difetto. Anzi, per certi versi è quasi un bene, poiché permette di osservare al meglio il bellissimo perlage. Al naso si percepisce immediatamente una mineralità decisa: poi arrivano i frutti ed i fiori, frutta gialla (mi ha ricordato soprattutto frutta tropicale) e gelsomino. A bicchiere vuoto vengono fuori i classici sentori dei lieviti, la crosta di pane e un non so che di leggermente affumicato, tenue e piacevole.
In bocca emerge tutto il suo essere nervoso: acidità spedita e fitta, piantata in mezzo al palato, sapidità evidente che conferma la mineralità percepita in precedenza al naso, morbidezza appena appena accennata, proprio per non dare l’idea di una rasoiata troppo dura. Insomma, un metodo classico giocato, come giusto che sia, completamente sulle durezze e non lascia spazio a nessuna rotondità o residuo zuccherino. Uno chardonnay elettrico, non mi vengono altri termini per definire questa bevuta. Un vino piacevolissimo, almeno per me, che magari non a tutti può piacere nell’immediato: va un po’ capito e lasciato lì nel bicchiere. E chiude con una persistenza decisa ed evidente, leggermente amarognola e sapida. Insomma, un gran bel metodo classico, che non fa altro che confermare la grande qualità dei vini prodotti da questa azienda della Franciacorta.

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