Maremma Toscana Igt Rocca di Montemassi 2008 – Rocca di Montemassi

Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. Arrivo con ritardo stratosferico nel degustare questo vino che Zonin aveva inviato con il Symposio 2007 nell’ambito dell’ultimo tasting panel. Avevo onestamente dimenticato questa bottiglia in cantina e solo oggi me ne sono ricordato. E quindi appena giunto a casa l’ho tirata su dalla cantina ed ho pazientato qualche ora affinchè si ambientasse alla nuova temperatura. Stiamo parlando di un vino maremmano della Tenuta Rocca di Montemassi (Roccastrada, provincia di Grosseto), blend di Merlot (40%), Cabernet Sauvignon (35%), Petit Verdot (20%) e Syrah (5%). Le uve vengono vinificate separatamente, fanno la malolattica e poi passaggio in tonneau per 12 mesi. Solo a questo punto avviene l’assemblaggio finale e il passaggio in bottiglia.
Un vino da enologo.
Questa è la definizione, senza connotazione polemica o negativa, che mi viene da dare a questo assaggio. E’ un vino tecnicamente ineccepibile, con tutte le parti al proprio posto, con tutti i “parametri” equilibrati e giusti. Fin troppo, mi viene da pensare. Un vino che si fa bere ma che non entusiasma. Ovviamente non MI entusiasma.
Bel colore rubino carico, intenso e profondo, unghia leggermente granato/mattonato, discreta consistenza. Naso da manuale, con frutta rossa sotto spirito (ma non troppo, l’alcool non punge al naso), leggere note erbacee e per certi versi balsamiche (o più che altro possono ricordare la macchia mediterranea) un po’ di spezia dolce, lontana ma piacevole. Pulitissimo, ogni sentore è netto, delineato, definito.
In bocca entra dapprima con una certa irruenza dovuta all’acidità e alla sapidità, ma poi si quieta immediatamente, grazie a tannini vellutati e una morbidezza che non può che rendere la bevuta accattivante. L’alcool è misurato, seppur presente e c’è una buona corrispondenza naso-bocca con un ritorno delle note fruttate e di spezie dolci (vaniglia) e un leggero ricordo di liquirizia che al naso non avevo percepito.
Ripeto. Ineccepibile. Se metti in tavola un vino del genere non fai certamente brutta figura. Anzi, a mio avviso incontrerebbe il favore di un’ampia fetta di pubblico. Ma sarà che io sono bastian contrario (non per principio sia chiaro) però lo trovo un po’ freddo nella sua “perfezione” e nel suo essere così a posto in ogni cosa. Mi fa venire in mente uno di quei vini didattici dei corsi AIS in cui usi sempre “abbastanza” e non sbagli. Abbastanza qui, abbastanza lì.
Ma, secondo me, non abbastanza emozionante da colpire la mia immaginazione e le miei sensazioni.
Mi chiederete: cosa è per te “l’emozione”? Non lo saprei definire, lo giuro. E’ un qualcosa di sfuggente ma che riempe, regala gioia, soddisfazione, voglia di sentire nuovamente quelle sensazioni.
Ecco, forse brutalmente, ho trovato la “chiave di volta”: buon vino, ma simile a tanti altri, senza una propria personalità. Insomma è un vino che potrei mettere in tavola facendo bella figura. Ma non so se lo farò….
La mia fantasia, il mio sentire hanno voglia e bisogno di altro…

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