Nebbiolo d’Alba Doc Bricco Barone 2008 – Marziano Abbona

Di Dogliani e del suo dolcetto abbiamo lungamente parlato in tutta una serie di post (Dogliani (primo giorno), Dogliani (secondo giorno), Verticale Pecchenino, Verticale San Fereolo, Autin Lung di Eraldo Revelli, San Bernardo di Anna Maria Abbona, Dolcetto di P.G. Mascarello, Svuotare il significato di una DOCG). Però Dogliani è lì, a due passi dalla zona di produzione del Nebbiolo più celebre al mondo, il Barolo. E ci sono aziende che hanno una forte vocazione “barolista” e “nebbiolista“. Sicuramente Marziano Abbona rientra nel novero di queste aziende e quindi affrontare il loro Bricco Barone 2008 è stata una scelta abbastanza facile ed immediata appena ho scovato la bottiglia. Nella etichetta posteriore (o controetichetta) si parla di questo vino, se ho ben inteso, come di un potenziale Barolo, fatto ricadere nell’ambito del Nebbiolo d’Alba solo per ragioni di disciplinare e di confini territoriali. Ovvio, un Barolo 2008 non si potrebbe al momento trovare in commercio (al massimo potrebbe essere un 2006) ma mi sento di poter dire che pur trattandosi di un buon Nebbiolo, a tratti di un Nebbiolo decisamente valido, non ha quelle potenzialità e quelle peculiarità che mi potrei aspettare da un Barolo. O almeno non le intravedo al momento (ricordiamo sempre che la degustazione è un ambito soggettivo).
Il vino si presenta con un rubino abbastanza scarico e non particolarmente profondo: abbastanza tipico del Nebbiolo che ha pochi antociani. Però nel bicchiere scivola molto rapidamente, non dando l’idea di grande consistenza materica. Il naso è contrassegnato almeno all’inizio da ricordi floreali di viola (abbastanza tipico) e da frutta sotto spirito, in particolar modo marasche e frutti di bosco. Lineare e semplice, pulito, alla fine emergono anche sentori speziati da un lato piccanti, di pepe bianco, dall’altro dolci, di vaniglia, che fanno pensare ad un passaggio in botte o barrique. In bocca dimostra tutta la sua irruenza e giovinezza: tannini molto vispi, acidità e sapidità in rilievo. Insomma, vino sbilanciato sulle durezze, che non concede ancora molto alle parti morbide. Forse il tempo sarà cavaliere e riuscirà a domare questo essere leggermente scomposto.
Per essere un Nebbiolo è comunque interessante e tutto sommato piacevole se accompagnato a cibi di una certa corposità e complessità. Non è dotato, però, di grandissima profondità e durata. Tende a finire rapidamente, come se dopo pochi istanti di permanenza in bocca “crollasse” velocemente. Ecco, questo aspetto mi ha lasciato un po’ perplesso e mi ha fatto pensare ad un paragone un po’ azzardato con il Barolo. Ma non escludo che, avendo letto la controetichetta prima dell’assaggio, mi sia creato inconsciamente delle aspettative che poi sono state disattese.
Come Nebbiolo, torno a ripetere, è comunque interessante, difettando unicamente sull’aspetto un po’ troppo “giovanilistico” che lo rende scomposto. Da vedersi in prospettiva futura.

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