Ravenna Rosso IGT Savignone 2008 – Poderi Morini

Siamo di nuovo ad un post legato al discorso della condivisione…. e mi fa piacere constatare come le persone abbiano voglia di mettersi in gioco e sperimentare. Senza troppi problemi o paranoie… questo è un altro segnale che è finito, o quantomeno, sta tramontando la fase dei guru del vino, in cui solo pochi eletti, che sembravano quasi dotati di poteri soprannaturali, potevano parlare e raccontare di vino (e tutti gli altri zitti e muti, senza possibilità di contraddire, pena la pubblica gogna). Questa volta l’ospite è Riccardo Avenia, conoscenza nata su Twitter e che, pur non conoscendo di persona, mi ha ispirato fiducia per la passione e la competenza con cui parlava di vino. E la “fiducia”, se così la possiamo chiamare, è stata ripagata con un post degno di attenzione per il suo essere a 360 gradi, dove si parla di cultura, territorio, storia e vino. E poi non per una scelta banale: si parla del Centesimino, vitigno di cui ignoravo l’esistenza fino a due settimane fa. Riccardo ha fatto una scelta territoriale ben precisa: ed il suo racconto è vivo e affascinante. Ma bando alle ciance, lasciamo la parola a lui…

Siamo in Romagna, più precisamente ad Oriolo, paesino sulle colline Faentine. È proprio qui che ha origine il Centesimino, i cui numerosi vigneti, impiantati verso la metà del ‘900, derivano originariamente dalle vigne presenti nel podere “Terbato” di proprietà del signor Pietro Pianori, detto anche Centesimino. Dagli anni ’60 ad oggi questo vitigno prende il nome di “Sauvignon rosso” o appunto di “Uva di Centesimino” . Si narra che le viti, impiantate nel vigneto “Terbato”, a loro volta abbiano avuto origine da una pianta presente in un antico palazzo nel centro di Faenza, e che si sia salvata dal flagello della filossera grazie alle mura che la cingevano. E’ stato solo in seguito all’analisi del Dna, eseguita dall’Istituto agrario di San Michele all’Adige, che è stata riconosciuta una varietà a sé stante che è stata successivamente iscritta al registro nazionale delle varietà di viti, come riportato anche qui e qui.

L’Azienda Agricola Poderi Morini si trova proprio nei pressi dell’antica Torre di Oriolo dei Fichi, in ottima collocazione per i vitigni classici delle DOCG e DOC più rinomati della Romagna, come l’Albana, il Sangiovese ed il Trebbiano, ma anche per i più territoriali come l’uva Longanesi e il Centesimino appunto. Quest’ultimo viene coltivato in quattro ettari e con esso l’azienda produce, oltre a questo Savignone, anche un passito ed un vino Spumante Brut Rosé dal nome Morosè, che mi incuriosisce molto e che alla prima occasione non mi farò sicuramente scappare. Poderi Morini è una realtà alla ricerca continua della qualità, che negli ultimi anni sta migliorando notevolmente le sue produzioni con ottimi risultati.

Le Uve del Savignone, dopo la vendemmia, vinificano con una classica macerazione sulle bucce di 10/15 giorni circa, senza effettuare alcun successivo passaggio in legno. Classica bottiglia bordolese con “etichetta d’autore” che, come altre bottiglie prodotte dall’azienda, è realizzata in questo caso dall’artista Pablo Echaurren. Etichetta che risalta e che richiama l’attenzione.

Ed eccomi a versare il vino nel calice. Il colore è un bellissimo e vivo rubino, denso ed impenetrabile, sicuramente limpido e che, inclinando il bicchiere, sfuma sulle tonalità del porpora. Il corpo di questo Centesimino è di giusta consistenza.

Lo avvicino al naso e subito si sprigiona in tutto e per tutto, non è come alcuni vini che hanno bisogno di tempo per potersi donare. E’ immediato. Ad affascinarmi è il suo intenso e “setoso” odore floreale in cui riconosco la rosa, la lavanda e la viola, ma anche piccoli frutti del bosco come mora, lampone, fragoline e ciliegia sotto spirito. Proseguendo piacevolmente nell’avvertire i suoi sentori vi trovo ancora una buona balsamicità, liquirizia dolce e cannella. Vino questo sicuramente impostato su odori primari e secondari, che per la sua tipologia trovo di bella complessità e assolutamente fine al naso.

Il sorso è piacevole e morbido, buona freschezza e mineralità ed un delicato tannino davvero gradevole, lineare. Di buon corpo questo Centesimino, intenso e di giusta finezza. Deglutendo resta al palato un piacevole mix di fruttato/floreale ed una leggera balsamicità, che però ahimè tende a svanire forse troppo frettolosamente.

Devo dire che mi ha entusiasmato forse più al naso che in bocca, restando comunque un buon prodotto per la sua tipologia. Ritengo infine che questo sia un vitigno tutto da riscoprire e da valorizzare anche per l’azienda che ha intrapreso questa sfida in cui crede fermamente e lavora al meglio in un percorso di continua ricerca.

Bene, un racconto che mette voglia di assaggiare questo vino e di conoscere meglio questi vitigni sconosciuti ai più. Che non necessariamente sono “eccezionali” e “stupendi” per il semplice fatto di essere sconosciuti o per partito preso: le parole di Riccardo, oneste e sincere, sottolineano anche eventuali pecche.
Ma il semplice fatto che se ne parli, che si abbia voglia di raccontare anche questi vini è un importante segnale. Grazie Riccardo… aspetto, come promesso, un altro post, sempre su un vino della tua terra, sempre un po’ sconosciuto… 🙂

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