Sicilia Igt Symposio 2007 – Feudo Principi di Butera

Altro tasting panel della Zonin (dopo l’Astraio 2008), a cui arrivo colpevolmente in ritardo, con circa un paio di mesi di differita dall’arrivo delle bottiglie (anche perchè oltre al Symposio 2007 di cui parliamo qui, c’era anche il Rocca di Montemassi 2008, di cui ne parlo qui). Lo so, non bisognerebbe fa aspettare così tanto tempo, però le cose si sono accavallate e non mi piace fare le cose di corsa.
Una di queste sere ho avuto il giusto momento di quiete e ho deciso di aprire il Symposio 2007, taglio bordolese a base di Cabernet Sauvignon (65%), Merlot (30%) e Petit Verdot (5%).
Colore rubino con sfumature granato, compatto ed intenso, impenetrabile, non particolarmente brillante a dire la verità, con una leggera sfumatura cupa, quasi da terra bruciata. E non so se l’impatto visivo abbia “corrotto” anche l’aspetto olfattivo, ma il primo sentore che emerge dal bicchiere è quello della terra un po’ bagnata. Poi sparisce rapidamente, anche grazie all’ossigenazione ed entrano in gioco i sentori fruttati di marasca e di prugna, e le note più speziate, dove i sentori di liquirizia e di pepe la fanno da padrone, con un sottofondo di legno tostato che fa pensare ad un uso di legno nuovo. Tutto sommato piacevole e composito, al naso. In bocca entra stile “panzer-division“. Compatto, all’unisono, dove nessuna parte prevale sulle altre e dove nulla sembra lasciato al caso: giusta sapidità, acidità tutto sommato ben dosata (per quanto decisa), trama tannica forse al di sotto delle aspettative, un accenno di morbidezza, alcool equilibrato. Deciso e potente, un po’ pesante se posso… non ha una bevibilità immediata e semplice, non è uno di quei vini che “berresti a secchiate“. Buona persistenza e retrogusto di spezie e frutta. Insomma, un buon taglio bordolese.
Però… discreto vino, partiamo da questo presupposto: ma senza alcuna emozione o particolarità che ti faccia dire “però, interessante, riempo nuovamente il bicchiere“… anzi, alla fine del secondo assaggio lo sento fin troppo pastoso e pesante, richiede senza dubbio cibo e non mi viene voglia di riempire nuovamente il bicchiere.
Insomma bel naso, dotato di una bella complessità e piacevolezza ma beva faticosa e pesante… io non sono un enologo, ma forse un po di freschezza e “anima verde” del petit verdot o la gioiosa giocosità del merlot potevano aiutare… ma con i se e con i ma non si fa il vino… come non si fa con le mie scarse conoscenze enologiche. Da consumatore posso solo dire che è un vino discreto e non così facile da bere come mi sarei aspettato.
Resto, personalmente, leggermente deluso e perplesso. Ma questa è una considerazione assolutamente soggettiva, che nulla toglie alla performance, mi ripeto, discreta di questa bottiglia.

[l’immagine è stata “rubata” dal sito Soavemente Wine Blog con il consenso dell’autrice, Maria Grazia]

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