Thokozani 2007 – Diemersfontein Wine & Country Estate

L’altra sera con altri twitteri torinesi ci siamo ritrovati a casa dell’amico Neromarco per una degustazione un po’ particolare chiamata “#sottolequatore“. Ossia, tutti vini che provenienti dal sud del globo: Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Argentina. Vini sicuramente diversi dal nostro standard, non facili da capire immediatamente e certe volte molto pesanti. Sia chiaro, abbiamo anche bevuto 2 o 3 vini eccellenti e di cui parlerò in futuro. Ma la media era appunto quella di vini con connotazioni ben precise e rivolti ad un mercato ben individuato, quello statunitense, dove fino a poco tempo fa il gusto era molto legato ad un uso esagerato del legno. Ehi, sia chiaro: non sto demonizzando l’uso del legno in sè, ma di un certo uso del legno esasperato…
E preso dal clima scanzonato e divertente che la serata aveva preso, ad un certo punto, in preda ad una ironia di scanziana memoria, ho parlato di un vino “Pamela Anderson“. Ecco questo blend sudafricano di Shiraz, Mourvedre e Viogner, il Thokozani 2007 della Diemersfontein Wine & Country Estate è un Pamela Anderson del vino (in realtà, al di là dell’ironia, Thokozani è un interessante progetto sociale). Come la bagnina più celebre e siliconata del mondo è “tanta” (troppo) sotto molteplici aspetti, questo vino è risultato essere tanto (troppo) sotto tutti gli aspetti. Fin dal colore rosso rubino, intenso, carico, per essere un vino del 2007 ha ancora un’unghia addirittura purpurea, degna di un vino giovanissimo. Al naso è legno, legno, legno, legno, vaniglia, legno, legno, qualche frutto a bacca rossa, legno, legno, legno, forse un ricordo di rosa appassita e poi legno, legno. Insomma, il legno utilizzato allo stesso modo del silicone sulla bagnina….
E in bocca? Evitiamo ironie sui video che resero celebre la procace bagnina e l’ex marito…. 🙂 Anche qui è tanto (troppo) (sto parlando del vino, ok?): pesante, faticoso da sostenere, un secondo bicchiere diventa molto difficile da affrontare. Anche qui marca il legno e la vaniglia da far paura, c’è una discreta acidità ed un alcool che sostiene il tutto. Ma, appunto, pesante.
Un gusto che non mi appartiene e non mi piace. L’autrice della foto che correda questo post, Stefania, su questo vino ha posto una domanda interessante: ma non è che noi siamo abituati a ragionare con i nostri parametri e non comprendiamo questi vini perchè completamente diversi? In parte sì, è vero: ragioniamo sempre in base a quello che noi conosciamo. Ma dall’altra parte quanto è tanto (troppo), lo è in senso assoluto. E questo è uno di quei casi….

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