Valle d’Aosta Doc Chambave Moscato Passito 1990 – Crotta de Vegneron

Questo è il primo post dell’anno. E non potevo non partire da un vino della mia amata Valle d’Aosta.
Ma è soprattutto un breve scritto dedicato alle persone con cui ho condiviso questo incredibile assaggio e soprattutto vuole essere un tributo alla generosità di Bianca, aka Tartetatin che ha deciso di tirare il collo a questa bottiglia, gelosamente conservata in cantina, con noi. Un vino di 20 anni, uno Chambave Moscato Passito che ha stupito tutti per integrità e progressione. Per la capacità di emozionare e per il perfetto equilibrio. E soprattutto per il potenziale che ha saputo mantenere intatto negli anni.
Colore ambrato, ma vivo, limpido, a tratti cristallino. Nel bicchiere scivola lentamente, grande materia e grande sostanza lascia presagire. Il primo naso è segnato da note leggermente smaltate, quasi di vernice, un sentore stranamente amarognolo che poteva ricordare il rabarbaro e qualche sentore di erba e fiori alpini appassiti. Ma pochi istanti dopo, all’improvviso, i sentori di uvetta passa, di fico… insomma i classici sentori di un passito che ricorda il Natale, un ritorno all’infanzia. Ma non finisce qui… ecco il miele, quello di castagno e poco dopo arrivano anche le spezie, lo zafferano in primis, e poi la cannella, lo zenzero anche un ricordo vagamente pungente che potrebbe ricordare quasi il peperoncino. Ma è più la sensazione di pungenza che il profumo vero e proprio… forse quella pungenza iniziale che faceva ricordare le note smaltate si è leggermente modificata, virando su questi sentori così difficili da individuare. Insomma, un profilo olfattivo di altissimo livello e cangiante, affascinante, che avvolge e conquista. Ma l’assaggio è quello che lascia completamente basiti, in senso positivo, ovviamente…
L’ingresso in bocca è segnato da una buona morbidezza a cui subito fa da contraltare una sapidità ed una acidità di altissimo livello. Non dimostra i suoi 20 inverni sulle spalle, è un vino verticale, non concede nessuna sensazione di “mollezza” o cedevolezza. Alcool presente che dà spina dorsale, ma mai eccessivamente fastidioso o fuori dalle righe.
Vino dalla grandissima bevibilità e dotato di una lunghezza e profondità impressionante. In bocca ritornano i sentori di miele e di fico che durano tantissimo, dolci senza mai essere stucchevoli. Anche perchè a sapidità e l’acidità permangono in sottofondo. Ed invogliano ad assaggiarne ancora, ed ancora.
Una bellissima ed emozionante bevuta, un vino che non mi sarei mai aspettato, un vino a tutto tondo, dotato di verticalità e profondità.
Grazie a chi l’ha conservata e voluta condividere con me…

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