I had a dream….
Non so perchè, ma ho sempre associato lo Champagne a bevute o da sogno o lisergiche. Fino a poco tempo fa non impazzivo per la tipologia, anzi pensavo che fosse la bevanda degli arricchiti russi che dovevano dimostrare il loro nuovo status e quindi utilizzavano tale bevanda come manifestazione del nuovo potere economico raggiunto. Oppure doveva essere la bevanda da mostrare laddove si volesse fare colpo, in qualche modo.
Poi mi sono avvicinato (non tantissimo a dire la verità, anche per ragioni biecamente economiche) al mondo dello Champagne e ho capito che, come in tutte lo cose, ci sono cose da sboroni, cose da nababbi, cose da finti intenditori e, per fortuna, prodotti splendidi ed emozionanti. Questa Cuvée 734 della Maison Jacquesson, che vede la presenza di Chardonnay (54%), Pinot Noir (20%) and Pinot Meunier (26%) del 2006 per il 73%, di uve del 2005 per il 22% e del 2004 per il 3%, appartiene senza ombra di dubbio alle bevute di razza ed emozionanti, da portare nel cuore e nella mente. E questo post è soprattutto un omaggio alla descrizione delle emozioni e del momento.
I had a dream, appunto. Sì, colore dorato pieno, perlage elegantissimo, naso complesso di frutta surmatura, lieviti, crosta di pane, fiori leggermente appassiti, in bocca spicca per acidità, sapidità e quella bella rotondità che lo rendono un prodotto qualitativamente molto valido: ad avercene di bottiglie del genere tra le mani tutti i santi giorni.
Ma è un vino che gioca sull’emozione, l’emozione di inseguire un sogno e vederlo comparire tra le mani, condividendo tale bottiglia. Un attimo di felicità, di spensieratezza, di allegria, fatto di gioco e divertimento, passione e dialogo. Un incontro di anime, un incontro di sogni. Le bollicine che salgono e danzano leggiadre, questa complessità, la voglia di scoprire nuovi sentori. E la beva, il dissetarsi, il non bastarsi mai, proprio come la beva di questo grande champagne.
Ma alla fine la bottiglia termina.
I had a dream….
Ahimè, tutto ha un principio e tutto ha una fine. Alpha e Omega. A e Z. Talvolta lineare, talvolta circolare. Ma ha un termine. E come un novello Prometeo attendo che l’aquila dilanii le carni, godendo e danzando in una danza macabra fatta di sogni infranti e materialità da affrontare. Lottando, soffrendo, piangendo, ma consapevole e gaudente del fatto che si ha avuto il coraggio di inseguire un sogno, cercando di possederlo e farlo proprio.
I had a dream…..
Gran bella bevuta questo champagne. Peccato che come tutti i sogni, tutto, anche una bottiglia di vino, abbia un termine….
Champagne Cuvée 734 2006 – Jacquesson
– 21 febbraio 2011Posted in: Francia, Vino Estero

Sì, tutto finisce, ma prima di arrivare alla meta ci siamo goduti il viaggio!
E’ bello arrivare in cima alla montagna, e ancora più bello è salire.
Faticoso a volte, ma ce la godiamo tutta la salita sapendo cosa ci aspetta.
Non è la fine di qualcosa, è esperienza e vita!!!!
Buona serata, vado alla presentazione degli spumanti italiani.
http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=200034953356376
Sì, è vero, ti sei goduto il viaggio e l’ascesa. Però il finire di un qualcosa lascia sempre qualcosa di non risolto, di amaro, di “triste”…. ti lascio con questa canzone dei Ramstein: Onhe Dich. Rappresenta bene il momento….