Langhe Rosso Doc Già 2010 – Fontanafredda

Già.
Quanto parlare si è fatto di Già.
Già, Già, Già
Barbera, Dolcetto, Nebbiolo.
2010.
Non un novello ma un vino di pronta beva. Un vino che si colloca in quella fascia di consumi che sicuramente ha mercato. Come tutti i vini di Fontanafredda non gli si può imputare alcun difetto, dal punto di vista tecnico. Ma in nomen omen: fontana fredda, freddezza…. nessuna emozione.
Vino ineccepibile: bel colore, bei profumi, abbastanza ruffiani e piacevoli giocati su fiori e frutti rossi, in bocca si fa bere facilmente e semplicemente, con una discreta acidità e sapidità, tannini non percepibili se non il giusto, equilibrato. Non resta però molto, se non una buona corrispondenza naso-bocca e la sensazione di un bel bibitone alcolico (non troppo, perchè è anche un vino “politicamente corretto“) e vinoso. Punto.
L’emozione, parafrasando Kundera, è altrove.
Già è un’ottima operazione di marketing, rivolta ad un certo tipo di pubblico che ama i vini pronti e giovani, dotati di una beva immediata e poco cerebrale.
Già è un prodotto studiato a tavolino. Che va oltre quello che io definisco essere un vino da enologo. Questo è il vino dell’esperto di marketing. Che non segue certamente la mia idea di vino. Ma ripeto, segue i gusti di una fetta di mercato (ampia) in cui non mi rispecchio. E sulle cui modalità operative, tecnologiche e di marketing, avrei molto da ridirire…
Insomma, tanto per essere chiari, un vino fast-food, un vino che violenta la natura stessa dell’essenza del nettare degli dei che, è risaputo, esprime il meglio nel corso del tempo, più o meno lungo. Gli stessi novelli sono frutto di mano-missione, nel senso letterale della parola, sono frutto di un intervento umano. Un vino, per quanto giovane possa essere, necessità di tempo, di tempi per fermentare, per evolvere e maturare. Questa concezione del vino rappresenta i tempi moderni dell’hic et nunc o se vogliamo usare parole anarchiche del “nasci, consuma e crepa“. No, signori, non è la mia visione del vino. E lo dico a chiare lettere, senza troppi giri di parole.
Ieri una produttrice che stimo sia come persona sia come vignaiola, Nadia Verrua, mi ha scritto: “Sapere aspettare. Fare il vino significa anche questo. E’ un susseguirsi di attese e corse per arrivare puntuali“.
Ecco, tutto questo non è Già.
Già, di Già, francamente, non ne sentivamo la mancanza….

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