Roero Docg Bric Paradiso 2008 – Tenuta Carretta

Il Roero è, volenti o nolenti, non me ne vogliano i produttori, il cugino “sfigato delle Langhe. Come giustamente sottolinea il commentatore Nicola l’incipit, così come in era in origine prestava il fianco a critiche. Quindi ripartiamo in modo diverso.
Il Roero è percepito agli occhi del consumatore, volenti o nolenti, non me ne vogliano i produttori, il cugino “sfigato delle Langhe“. Quando non è così: anzi, la qualità media e la tipicità del Nebbiolo del Roero è assolutamente valida. Solo che, a differenza di Barolo e Barbaresco, i Nebbioli di questa zona hanno minor fama e minor successo in fatto di consensi di pubblico e critica (un po’ come capita ai Nebbioli del Nord Piemonte).
Stesso profilo dal punto di vini e modalità, cambiano i terreni e la cultura contadina che c’è alle spalle, ma è sempre Nebbiolo…. ma molto meno conosciuto ed apprezzato… era da un po’ che non assaggiavo un Roero e in carta mi trovo un 2007 della Tenuta Carretta. Poi si scopre che il 2007 è terminato e opto ugualmente per il medesimo vino, seppur 2008.
Vino non ancora pronto, un nebbiolo giovane, scalpitante e bizzoso, come solo il nebbiolo sa essere…. colore rubino inteso, con nessun accenno a sfumature granato. Per fortuna, verrebbe da dire, vuol dire che non hanno stravolto la sua anima. Al naso i sentori più evidenti sono quelli fruttati, mirtillo e frutti di bosco in genere, un ricordo di florale (la classica viola leggermermente appassita) e poi quei sentori legati al legno a cui sono particolarmente sensibile in questo periodo. Ma è un mio “problema” e riconosco senza problemi che in questo caso, pur percependoli chiaramente, non disturbano, anzi regalano sentori che ricordano la vaniglia e i chiodi di garofano.
In bocca esce tutta l’esuberanza del giovane nebbiolo: acidità, sapidità e tannini sono evidenti, soprattutto la trama tannica è in primo piano. Morbidezze appena accennate, giusto quella “velatura” legata al passaggio in legno che ingentilisce un po’ la beva.
Buona persistenza e discreta corrispondenza naso bocca. Insomma, un Roero, un Nebbiolo prima di tutto, da vedere in prospettiva, nel lungo periodo. Però l’aspetto positivo è che non si è snaturato il Nebbiolo e il suo essere duro ed incostante in fase giovanile. E per me, questo è già un eccellente punto di partenza…

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