#grignolino1… visto da Guglielmo Cornelli

Sempre in tema di condivisione e per rimanere sulla degustazione di sabato 12 marzo, #grignolino1, ospito più che volentieri le impressioni del piacentino Gugliemo Cornelli, che si è sobbarcato anche lui la sua buona dose di chilometri per venire a conoscere questo vitigno. Un grazie a Guglielmo per per testimonianza che ci lascia.

Ancora viva in me la fantastica giornata di sabato 12 marzo (#grignolino1) e la perfetta organizzazione di Faber, mi appresto a qualche breve commento e pensiero in merito al grignolino.
Premetto che non conosco il vitigno e che, eccezione fatta per un paio di bottiglie acquistate in GdO, non ho mai tentato una degustazione prima, vuoi perché sono bottiglie difficile da trovare (almeno a Piacenza), vuoi perché ho sempre preferito concentrarmi su altre perle piemontesi.

Ecco, allora, alcune mie considerazioni:

Prima batteria
La cosa che mi è saltata, da subito, lampante è la non corrispondenza tra colore e profumi e bocca; se escludo il Goggiano, che è parso senza dubbio il più equilibrato, il Cascian Tavijn e il Buzio apparivano con colore abbastanza scarico e naso a prevalenza fruttato/ floreale, ma con una bocca molto potente in acidità e tannini!
In particolare il Tavijn mi ha letteralemente sorpreso, con questa bocca nebbiolesca, probabilmente ancora un po’ da fare.

Seconda batteria
Decisamente diversa, come fosse, quasi, una degustazione parallela per confrontare diverse uve. Fruttato, speziato e più concentrato il Boschis,siamo passati, con Buzio, ad un vino decisamente più “polveroso” al naso, cosa per la quale ho avuto un qual certo fremito.
Non ho capito quale delle due tipologie di grignolino (prima e seconda batteria) fossero, però, più tipiche, ma tant’è … L’importante è cogliere sfumature, territori e capire qual’è quello che più ti piace!

Terza batteria
Altro giro, altro stupore: ancora vini diversi, questa volta decisamente più concentrati al colore; i nasi erano corrispondenti speziati, fruttati, addirittura ho percepito qualcosa di macchia mediterranea, soprattutto nel vino di La Casaccia, che ho preferito. Buona corrispondenza, in questa batteria, tra naso e bocca, con acidità ben presente a prolungare il piacere di un’ottima beva.

L’ultimo campione, il n. 10, dei Fratelli Durando è salito in cima, però, alla mia personale classifica, mostrando, per quello che ho potuto apprendere nel corso della sessione, le caratteristiche tipiche del vitigno: colore rubino scarico, naso floreale e fruttato, ma sufficientemente complesso, grande acidità e facilità di poter finire, da soli, la bottiglia!
Che dire: per me il parametro, quest’ultimo, più importante per valutare un vino.

Complimenti ancora per l’estrema disponibilità di tutti i produttori e l’ottima organizzazione.”

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