Aglianico del Vulture Doc Likos 2007 – Mastrodomenico

Articolo programmato il 4 aprile a seguito della Pausa di Riflessione. La programmazione durerà fino al 13 aprile compreso.

Sto imparando, anche a grazie (o a causa?) dei consigli di un caro amico, che certi vini non li puoi degustare e “portare in porto” in una sola sera. Anzi, c’è bisogno di un primo e secondo tempo. E in certi casi, in onore alla signorilità del rugby e del calcio a livello giovanile, di un “terzo tempo“. E con questo vino siamo arrivati al terzo tempo. Ossia una degustazione che si è dipanata per due sere e la seconda sera si sviluppata tra una cena a base di carne (tagliata al sangue) e un dopocena per il cosiddetto bicchiere della staffa.
E questo modo di approcciarsi ha dato risultati per certi versi sorprendenti, soprattutto vedendo l’evoluzione dela beva e del contenuto della bottiglia.. un approccio che intendo portare avanti il più possibile…
Aglianico del Vulture al 100%, annata 2007… il mio pensiero corre alle bevute fin qui fatte (qui, qui, qui e qui) e penso immadiatamente di trovarmi di fronte ad un vino giovane e un po’ scontroso. Ed infatti il primo tempo si chiude con questa impressione: bel colore, rubino intenso e carico, profondo, quasi impentrabile. Un vino che, se lo si potessse atropomorfizzare, lo si protebbe definire scontroso fin dal primo sguardo: uno di quelli che ti guarda e ti sfida. Bene, raccolgo la sfida: il primo naso è legnoso, accidenti quanto legno hanno usato… poi frutti rossi, spezie e un lieve ricordo floreale. Continua a sfidare, e non cede di un passo. Peccato per questo legno.. in bocca è ruvido, materico, quasi ematico. Molto sanguigno, molto vero, molto “grezzo” senza dare una valenza necessariamente negativa a questo termine. Avesi chiuso qui la degustazione lo avrei definito giovane e scontroso, ribelle, da riassaggiare nel lungo periodo. Però….
Il secondo e il terzo tempo, a distanza di 24 ore regalano certe sorprese: bellissimo naso, profondo e intenso, anche se la nota di legno si coglie ancora un po’… molto terroso, carnale, sanguigno, vero… il suo essere “grezzo” resta ma il tutto è più rotondo, meno cattivo, più avvolgente e se mi si permette un po’ più “erotico“. In bocca torna il legno, ma non come nella sera precedente, anche in questo caso è più leggero: i tannini sono ancora molto vivi e astringenti, un po’ incazzati ma non eccessivamente fastidiosi. Buona beva, anche se non è un vino facile da sgarganellarsi allegramente e con semplicità. Chiama cibo e concentrazione. Richiede un secondo e un terzo tempo per essere apprezzato.
Resta comunque un vino giovane, nessuno mi toglie dalla testa questa idea. Però il delay di 24 ore permette di osseervare maggiore profondità e “maturità” che non emergeva dalla prima bevuta. Da rivedere , comunque, tra un po’ di tempo.
E approccio sicuramente positivo e da cui trarre i dovuti insegnamenti…

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