IGT Rosso Toscano Ciliegiolo Pitoto 2009 – Podere Panta Rei

Articolo programmato il 4 aprile a seguito della Pausa di Riflessione. La programmazione durerà fino al 13 aprile compreso.

I social network servono, come dice il nome stesso, a mettere in contatto persone differenti e grazie ad essi si possono conoscere realtà che probabilmente mai si sarebbero avvicinate. E’ il caso di Podere Panta Rei, cantina in quel di Terricciola (Pisa) che ho conosciuto grazie a Lucia: questa è l’azienda del fratello che dalla Valcamonica si è traferito in Toscana per iniziare questa avventura di produttore.
Lucia mi ha fatto avere alcuni vini prodotti da fratello ed io ho iniziato ad assaggiarli partendo da questo IGT Rosso Toscano Ciliegiolo Pitoto 2009. Il cilegiolo lo avevo già assaggiato in passato (qui il post dedicato al Principio Maremma Toscana Rosso IGT 2008 di Poggio Argentiera) ma la ragione per cui sono partito da questo vino è nell’etichetta. I Pitoti sono iscrizioni rupestri presenti in Valcamonica, risalenti a migliaia di anni fa: sono segni simili (seppur datati in maniera differente) ai disegni che si trovano qui in Valchiusella su quel sentiero chiamato “il sentiero delle anime“. Mi piaceva l’idea che questo produttore avesse portato un pezzo della sua terra natia in un vino di una zona completamente differente (e mi piace che il vino sia “scusa” per approfondire argomenti culturali che altrimenti andrebbero persi).
Il colore è rosso rubino intenso, carico, quasi impenetrabile, in alcuni punti l’unghia flette verso ricordi purpureo cardinalizi… al naso inizialmente molto chiuso. Necessita di qualche minuto ma poi è immediato nel sul concedere ricordi fruttati, di ciliegia e mirtillo in particolar modo, e poi un ricordo di vanigliato e speziato che suggerisce un affinamento in legno. A chiudere qualche ricordo che è vagamente erbaceo o floreale, in ogni caso un sentore che evidenzia gioventù e freschezza, un ricordo “verde”. In bocca parte spedito con acidità importante, ottima sapidità e, almeno all’inizio, tannico, con tannini verdi e un po’ ruvidi, scalpitanti che si quietano con il passare dei minuti. In ogni caso ottima corrispondenza naso-bocca. Le morbidezze arrivano lentamente in seconda battuta, ingentilendo la beva. Sul finale della bottiglia i tannini, con un improvviso colpo di coda, tornano ad allappare un po’ e la bocca tende a “foderarsi” leggermente, appesantendo un po’ la bevuta. Vino che non può essere degustato senza un adeguato supporto mangereccio: chiama cibo ed il meglio lo dà con carni ed affettati.
Una bella bevuta, curiosa ed interessante. Come quell’etichetta, misteriosa ad affascinante… ed adesso sono veramente curioso di assaggiare gli altri vini di questo produttore…

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