Il vino autoprodotto – Vin de Table Picoutener 2009

Articolo programmato il 4 aprile a seguito della Pausa di Riflessione. La programmazione durerà fino al 13 aprile compreso.

Siamo sempre qui a parlare di etichette, doc, produttori, zone vocate, vitigni alloctoni, autoctoni e via discorrendo. Dimenticando, come già affermai in passato, che il vino è un alimento e buona parte dei consumatori lo intende in questo modo, ricercando in esso piacevolezza o digeribilità e senza andare a fare tanti discorsi su sentori, retrogusti, tannini e durata. Piace o non piace. Fa digerire o non fa digerire. Punto.
E all’interno di questa ampia fetta c’è chi il vino se lo produce, perchè il nonno del nonno del nonno, aveva delle vigne e ha deciso, coraggiosamente, di matenerle e vinificare in proprio (o magari conferendole alla contina sociale del paese). Ovviamente l’esempio che ha dato spunto a questo post è un vino della VdA: la bottiglia mi è stata donata da una collega di lavoro valdostana (pardon, celtica :-)), i cui genitori hanno alcuni filari di Picoutener (Nebbiolo), Barbera e chissà cosa altro in quel di Pont Saint-Martin, primo paese della Valle subito dopo il Piemonte. Tanto per capirsi, sono quei vitigni, anch’essi appesi al cielo, tra Carema e Donnas. Nebbiolo di montagna, insomma.
Il vino è un Picoutener 2009 (in purezza) con passaggio in legno, vecchie botti con tantissimi passaggi e anni sulle spalle. E il vino che viene fuori è sicuramente particolare ma anche profondamente tipico: non c’è aggiunta di solforosa ed in effetti dopo un anno di vita ci sono particolarità che in altri Nebbioli, magari meglio stabilizzati, puoi trovare dopo diversi anni. Il colore è scarico, rubino poco profondo ma molto luminoso. Al naso la complessità è notevole: parte con frutti rossi abbastanza tipici per poi virare su sentori erbacei molto curiosi. A distanza di 24 ore emerge addirittura una nota di rabarbaro, amarognola, forse frutto del legno o della scarsa stabilizzazione del vino. In bocca i tannini sono inizialmente aspri e ruvidi… poi si ammorbidiscono, integrandosi con una bella acidità un nota sapida (minerale) che ti fa capire da dove venga quel vino. Le morbidezze sono ancora abbastanza lontane. E’ il classico vino da tavola da accompagnare con formaggi e salumi grassi (il lardo di Arnad è stata la morte sua), dove l’acidità ed il tannino puliscono ed asciugano la bocca.
Insomma, per essere un vino autoprodotto e non stabilizzato è decisamente interessante e piacevole. Ovvio, con anche dei difetti: ma sulla cui genuinità non si può che scommettere. E in quanto tale da accettare, senza stare a fare troppi distinguo…

About enofaber