La pistola fumante

Fatti e antefatti – numero 1: nei giorni scorsi sono andato a trovare un’azienda che ben conosco. Si aprono bottiglie in allegria e serenità, con altre persone, a me del tutto sconosciute. Ad un certo punto mi arriva nel bicchiere una vino che è evidentemente ridotto. Senza dire nulla guardo il responsabile dell’azienda che comprende che c’è qualcosa che non va. Versa nel proprio bicchiere il vino, sente il sentore di ridotto e tempo zero fa sparire la bottiglia, i bicchieri e apre al volo una nuova bottiglia, integra. E a parte il sottoscritto e il responsabile nessuno degli altri ospiti presenti ha avuto alcuna delusione dal vino. Chapeau al responsabile dell’azienda per la prontezza e la rapidità.

Fatti e antefatti – numero 2: sabato scorso sono andato ad una rassegna a Chieri, vicino a Torino, che vedeva protagonista il(la) Freisa. 6 banchi d’assaggio lungo la via principale della cittadina: 6 banchi gestiti dall’Ais e tra i sommelier presenti c’era Marco Bevione il vincitore dell’ultimo Nebbiolo Master (quindi non proprio l’ultimo quaqquaraquà), gentilissimo e preparatissimo come al solito, e un altro ragazzo molto preparato (quello che, a suo dire, da me condiviso, aveva il miglior banco d’assaggio di tutta la rassegna). Insomma, personaggi che fanno bene all’associazione a cui appartengono, ai produttori che in quel momento rappresentano e al vino in generale. Ahimè, non si può dire la stessa cosa di un altro sommelier presente, che su 3 assaggi da me scelti ha sbracato dicendo una marea di sciocchezze (su vini che ben conoscevo) e su 3 assaggi , 2 erano palesemente difettosi. Cosa di cui non mi sono accorto solo io ma anche altre persone. Insomma il contrario del lavoro svolto dai suoi colleghi. Capisco che non sia facile stare ai banchi d’assaggio, io non ne sarei in grado: ma se non hai voglia, hai altre cose per la testa o non sei preparato, lascia lo spazio a qualcun altro…

Deduzioni, riflessioni, chiusura del cerchio e ripartenza: bene, la pistola fumante era in mano a quel sommelier che non rappresentava al meglio la sua associazione, i produttori (proponendo vini difettosi e dicendo cretinate) e in generale non faceva del bene al mondo del vino.
E mi domando: è più grave lasciare la pistola fumante in mano a quel sommelier, che in colpo offende 3 o più realtà ben distinte (oltre a fare una figura pessima di suo) o un blogger che “si diverte a maltrattare le bottiglie con l’unico scopo di fare polemica ed attirare l’attenzione“? Almeno quel blogger ci mette la faccia (con tanto di foto), il proprio indirizzo email e con i commenti aperti a critiche e controdeduzioni.
Non è il concetto di colpa o gravità. Ognuno può valutare cosa preferisce o cosa gli pare più o meno “grave”.
Per me, questo episodio, di per sé insignificante, è stato il campanello della sveglia.
Io mi riprendo la pistola fumante che avevo deciso di riporre qualche giorno fa per pensare e per ritrovare il gusto ed il piacere di mandare avanti questo blog. In questi giorni ho bevuto (non degustato, sottolineo, bevuto) diversi vini, alcuni dei quali con enorme piacere. Ho preso anche appunti, idee per futuri post. Ma non l’ho fatto con l’ansia del doverlo fare. E ne scriverò. Ma con molta più calma e piacere.
Mi riprendo, felice di farlo, la pistola fumante, pronto ad usarla ogni qual volta vorrò. Mettendoci la faccia, le mie capacità (o incapacità). E soprattutto più incazzato di prima…. Checchè se ne dica…

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