Roero, Langhe e radici

Mi sono concesso un venerdì e un sabato all’insegna del vino. Grazie all’invito e all’ospitalità di Olek Bondonio venerdì sera ho partecipato ad una delle cene con la degustazione di 23 Barbaresco 2008 alla cieca e nella giornata di sabato ho vagato, grazie all’infaticabile autista di mio padre, tra Barbaresco, La Morra e Verduno. Venerdì pomeriggio scendendo il Langa e sabato sera di ritorno verso le lande canavesane, mi sono concesso un break nel Roero, visitando due realtà molto interessanti che andrò a raccontare nei prossimi giorni.
Ho conosciuto persone molto competenti, brave, umili. Produttori che non se la tirano. Produttori disposti anche ad ascoltare i miei poveri deliri e spiegarmi un po’ di cose. Ho avuto anche la fortuna di azzeccare alcuni vini in una degustazione alla cieca organizzata da un giovane e bravo enologo. Ho incontrato un importatore californiano che conosce alla grande i vini piemontesi e con cui è stato molto interessante confrontarsi per capire il “gusto americano” (ammesso che ne esista veramente uno…). E poi un breve ma doveroso tributo a Paul Cattrone produttore americano in visita in Italia che a suo tempo mi aiutò a contattare aziende americane per #grignolino1 (e si è ricordato di portarmi il Rosatello, il grignolino statunitense che a questo punto assaggerò con gli amici produttori di grignolino).
Ne esco arricchito, umanamente ed enoicamente.
E poi sono tornato là dove in parte ci sono le mie radici: San Damiano d’Asti e Canale. Sono andato a trovare i miei nonni sepolti in un piccolo cimitero circondato dalle viti. In fondo, anche se nessuno dei miei avi era un vigneron, vengo da una zona in cui si vive e si respira uva e vino in ogni dove. Forse talvolta basterebbe guardare al proprio passato per capire che certe strade potrebbero essere “naturali”.
Alcune veloci considerazioni:
1) Barbaresco 2008: troppo giovani (per fortuna e meno male, per certi versi) e una buona parte marcavano eccessivamente il legno… mi permetto di dire, nel mio piccolo, che forse non è sempre vantaggioso proporre vini così giovani in degustazione… bisognerebbe aspettare un po’…. in media, comunque assaggi che non mi hanno entusiasmato più di tanto
2) Roero: smettiamola di considerarlo il cugino sfigato di Langa. Il Nebbiolo del Roero ha valore e qualità assoluti. E veniamo di conseguenza al terzo punto
3) Langhe: le Langhe sono una delle terre promesse degli appassionati di vino. E su questo ci marciano alla grande. Sia dal punto di vista d’immagine sia dal punto di vista economico. Ho l’impressione che sia tutto molto, troppo gonfiato. E questa bolla esisterà finchè ci saranno stranieri disposti a spendere. Ho sentito parlare molto inglese, tedesco, russo. Poco, pochissimo italiano. Sia chiaro: non metto di discussione il livello qualitativo dei vini langaroli, ho bevuto veramente bene e vini emozionanti. Ma è giustificata e giustificabile questa “bolla”?
In ogni caso, come ho scritto sabato mattina su Twitter “Vedere l’alba nascere su Barbaresco è una delle 10 ragioni per cui vale la pena vivere“… al di là di eventuali considerazioni economiche sulla “bolla”, quei luoghi emanano magia e quiete. Impagabile…..

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