Valle d’Aosta Doc Cornalin Vigne Rovettaz 2009 – Grosjean

Disclaimer: vino acquistato direttamente in cantina. 9 euro
Un venerdì mattina, uggioso, sali in valle.Hai un appuntamento-non-appuntamento con Vincent Grosjean. Ossia: lo chiami giorni prima e lui ti dice “Chiamami la mattina stessa mentre vieni su“. E tu, diligentemente lo chiami. E lui ti dice che è in azienda. Quando arrivi trovi quest’uomo abbastanza imponente sul muletto che scarica bancali da un corriere appena arrivato. Con fermezza e cortesia ti dice di attendere mentre finisce il suo lavoro.
Quando si libera, con calma e con freddezza, ti si avvicina e la prima cosa che ti chiede è “Lei, cosa vuole?“.
E allora con pazienza gli racconti, gli dici e gli inizi a porre le domande giuste: vedi che “si rilassa” e ti risponde, meno freddo e distante, con gli occhi che si illuminano mentre racconta della sua terra. Poi chiama il nipote, 22 anni, e in patois gli dice di portarti nella vigna Rovettaz: lui pensa che io non capisca il loro idioma, ma nella mia vita ho trovato una donna che parla un dialetto simile al loro. Capisco. E glielo dico. La confidenza sembra aumentare. E questo ragazzo di 22 anni ti porta nella vigna battuta dal vento: accidenti, che freddo… io con il mio maglioncino e lui con il piumino. Faccio il “figo” ma ho freddo… lui contina a raccontare. Nei suoi occhi la stessa luce dello zio, lo stesso attaccamento a quella terra, a quelle vigne. Non la smette di raccontare e se tu lo incalzi con domande, lui non si sottrae, anzi…
Poi torni in cantina e finalmente ti cimenti con i vini. Alcuni ti fanno riflettere, alcuni ti convincono, altri ti emozionano. Come questo Cornalin 2009: non provate a dire che il Cornalin non è un autoctono. Potreste essere crocifissi all’istante. Non dite lo che il Cornalin ha origine nel Vallese: sono gli svizzeri ad aver copiato, così ti raccontano.
E ti trovi nel bicchiere un vino rosso rubino intenso, carico, materico, che scivola abbastanza lentamente nel bicchiere. Al naso è cangiante e con una discreta complessità: parte dai sentori fruttati di ribes e mirtilli per passare ad una gamma di sentori terziari leggermente dolci, come il tabacco, la vaniglia. Ma senza dimenticare un “quid” di piccante, come il pepe. In bocca passa che è una meraviglia: tutti i sentori sono perfettamente equilibrati.. forse i tannini sono leggermente verdi ed astringenti, ma senza dare alcun fastidio.
Insomma una beva facile, paicevole, immediata e dotata di forte personalità. Un vino piacevole fin da ora ma da osserare nel lungo periodo. Secondo me può regalare grandi sorprese.
Chapeau Vincent….

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