L’anima rubata

Disclaimer: riflessioni personali
La passione, per un oggetto, una persona o qualunque altra cosa, è totalitaria.
Ti avvolge, abbraccia, talvolta corre il rischio di stritolare. Ti fa perdere contatto con la realtà, con la razionalità. Non desideri altro che il tuo oggetto della passione. E ne vorresti condividere con chiunque, urlarlo ai quattro venti. In certi casi lo puoi fare, altre volte la prudenza consiglierebbe di fermarsi. Ma la passione trasmette entusiasmo, vita, generosità. Avere voglia di condividere. E soprattutto, nella forma positiva, ti fa stare bene.
Il vino è stato (ed è?) una passione, una grande passione.
Non è stata l’unica della mia vita: escludendo le persone (mio figlio in primis) e l’altra metà del cielo (le donne), ho avuto la fortuna di coltivare parecchie passioni nella mia vita. Al di sopra di tutto la musica, la politica e buon ultimo, in ordine temporale, il vino.
Iniziai con la musica, figlio di un padre ed una madre con gusti molto differenti, che mi hanno permesso di spaziare dalla musica rock anni ’70 per passare ai cantautori italiani. Poi iniziai a suonare il pianoforte, a 8 anni. Dicevano che ero bravo. Non ci ho mai creduto (come tutte le volte che mi dicono “che sono bravo” a fare qualcosa). Mi ricordo, come se fosse ora il mio ultimo concerto, a Torino, alla Terrazza sul Po… atmosfera magica, io particolarmente ispirato. Sono passati oramai quasi 20 anni. Ed è da quella sera che non tocco più i tasti di un pianoforte, salvo rare occasioni. Ma oramai le mie dita non hanno più quell’agilità e quella potenza. Perchè smisi? Perchè avevo da tempo l’impressione di essere in un impasse che da cui non riuscivo ad uscire, come se non potessi (o volessi?) migliorare e andare oltre.
Poi venne il turno della politica attiva, che venne troncato per una mia “indisciplina” (guarda caso, eh?!?!) perchè non seguivo le direttive del partito ma ragionavo con la mia testa.
Ultima, in ordine di tempo, il vino: gli assaggi senza cognizione all’inizio, gli studi, il blog, la crescita (penso ci sia stata) come “degustatore” e come “scrittore”.
C’è però un aspetto della passione che travalica razionalità e piacere. Risulta essere così coinvolgente che ti sconvolge, ti porta in un mondo di alterità rispetto alla realtà. Sembra quasi che la passione veicoli tutto quello che non può essere controllato dalla mente. Ecco il suo essere totalitario, il suo essere seducentemente pericolosa.
La passione, per usare un’espressione di un Amico che mi ha colpito molto, ti ruba l’anima. Provoca anche forti dolori, lacerazioni interiori che ti devastano e non ti mollano.
Ecco: rubare l’anima. E ad un certo punto senti il bisogno di riappropriartene: non importa se le cause sono esogene o endogene. La tua anima volta via e non riesci più a trasmettere nulla. Il vuoto. Il silenzio. La solitudine.
Ecco, sento che mi è stata rubata l’anima.
Ed ora incolliamo i vari cocci, nella speranza di ricostruire il puzzle identico a prima. Ma sai che nulla sarà come in passato: tutto cambia, tutto corre, tutto evolve. E tutto muore, si spegne e perde di significato. Sta a noi capire quanto possiamo e vogliamo continuare a soffrire per “quella” psssione. Poi magari ti rendi conto che non ci sono margini per tornare indietro. Ed il dolore risulta essere indescrivibile.
Ecco, sento che mi è stata rubata l’anima dalla passione.

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