Sangiovese du Romagna Doc Superiore Riserva Avi 2006 – San Patrignano

Disclaimer: bottiglia donata da Riccardo Avenia
Questo è il classico esempio di come, anche nel “semplice” parlare di vino, sorgono dubbi di natura etica. Parlare o non parlare di una realtà socialmente importantante come San Patrignano, nonostante i trascorsi avvolti tra le nebbie del dubbio e della critica? Io di Muccioli senior ho un ricordo confuso: era la mia adolescenza, sui telegiornali si parlava di San Patrignano in maniera ambivalente. Chi lo considerava un lager, chi un luogo salvifico. Chi reputava Muccioli un sant’uomo, chi un aguzzino. Condanne per vicende oscure e penose ve ne furono, ma tutto rimase confuso. Io mi ricordo solo di quest’uomo carismatico che poteva ricordare Peppone ma che, a differenza del personaggio di Guareschi, mi incuteva timore e diffidenza.
Oggi San Patrignano è una comunità che dà lavoro a decine, se non centinaia di persone, un sacco di gente è grata al centro per avergli ridato la “libertà”. Decido di superare i dubbi di natura etica semplicemente perchè ho aperto questa bottiglia in onore della persona che me l’ha donata il giorno in cui ha conseguito il tanto agognato diploma di sommelier. E tramite telefono gli promisi che avrei scelto un vino della sua terra per festeggiarlo e brindare con lui, seppure a distanza.
Eccolo: Sangiovese di Romagna Superiore Riserva Avi 2006. Un vino da interpretare nell’arco di 24/36 ore. Subito appena aperto è chiusissimo, addirittura con un sentore di ridotto che mi fa storcere il naso. Lo lascio lì, per circa 3 ore e le cose iniziano a migliorare. Primo assaggio che porta note legnose al naso, un po’ di frutto: ma senza troppa convinzione e potenza. In bocca è un brutto anatroccolo sgraziato, con tannini e acidità decise e molto “importanti”. Desisto, lo rinvio alla sera successiva (però il brindisi a Riccardo lo avevo fatto, giurin giuretta 🙂 ). Bhè l’anatroccolo si è quasi trasformato in cigno.
Bel colore abbastanza carico tra il rubino ed il granato, unghia scarica e lento scorrere nel bicchiere. Al naso parte subito con note quasi balsamiche, speziate, ma non le classiche tostature dovute al legno: pepe, cannella, chiodi di garofano, un ricordo cioccolatoso. Poi la prugna, l’amarena sotto spirito. In bocca sì, è decisamente più convincente ed equilibrato: tannini e acidità sempre vive e vivaci, note che fanno pensare ad un vino destinato a durare nel tempo, ma molto più integrate rispetto alla sera precedente. Buona beva, un po’ più rotonda ed equilibrata, seppure sia un bicchiere impegnativo che richiede adeguato supporto di cibo. In definitiva una bevuta interessante, seppure non facile e non immediata, anzi. Però da approfondire. E soprattutto un vino adeguato per un brindisi per celebrare un succeso di una persona verso cui si prova stima e simpatia.

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