
Il discorso della condivisione non può essere perso.
Non scompare per nulla dalle pagine di questo blog.
E quindi ho il piacere e l’onore di ospitare l’amico Vittorio Rusinà, aka Tirebuochon
Ecco #leggendemetropolitane
Nel mondo del vino circolano alcune #leggendemetropolitane come:
a) alcuni produttori aggiungono un pò di barbera al barolo
b) ci sono produttori che comprano vino dalle cantine sociali e poi lo vendono come loro
c) alcuni produttori aggiungono cabernet sauvignon alla barbera
d) ci sono vini venduti sfusi e dichiarati come dolcetto o barbera che in realtà sono sangiovese
e) alcuni produttori usano i trucioli di legno dichiarando invece di usare solo barrique
f) si possono fare vini senza usare l’uva
Sono solo leggende? Voi ne conoscete altre?

la “e” e la “b” non sono leggende metropolitane
Anche le annate migliori vengono, sulle carte, dichiarate sfavorevoli per permettere ai produttori di fare “aggiustamenti in cantina con mosti rettificato e altro (che poi decidono in base alla loro onestà se di farlo o meno). Ma non è una leggenda
@Robji Avevo sentito dei mosti rettificati ma non sapevo di questa cosa delle annate sfavorevoli che non sono poi sfavorevoli. Più vado avanti a studiare il mondo del vino e più mi accorgo che devo svegliarmi dal mio “innamoramentosenzacondizioni”, che devo andare al di là delle apparenze di “tuttanaturaedurolavoro” e cercare l’onesta e il rispetto per la terra e il consumatore (non sempre così scontato).
il terma che hai “sganciato” sul web, mi pare doveroso di attenzione x una serie di motivi, provo ad elencarne alcuni:
1)le ipotesi che tu fai sono reati perseguibili per falso in commercio e sofisticazione.
reati gravi che minano principalmente il rapporto fiduciario con il venditore (escludendo casi ancora più gravi di intossicazione).
2) innescano una forma paranoide di sfiducia nel produttore che come dicevo tempo fa (in realtà prima di conoscerne alcuni che mi sembrano le migliori persone che io abbia conosciuto in vita mia) nella solitudine delle cantine e delle vigne può fare ciò che vuole.
3) l’inganno può portare chi assaggia e descrive i vini a cadere in errore ed esaltare prodotti non meritevoli di attenzione se non quelle dei nas.
Credo che Vittorio abbia ragione e tutti i punti da lui affrontati sono da alcuni produttori/venditori perseguiti con metodo e chiara percezione dell’imbroglio.
Però secondo me ricade nella naturale devianza umana tipica di qualsiasi lavoro.
Non bisogna mollare la presa, però, mi chiedo se noi ne abbiamo i titoli e/o i mezzi per farlo o, meglio, dovremmo delegare i controlli a enti, istituti a questo preposti.
Dimenticavo il punto g dell’elenco potrebbe essere: dove và a finire l’acqua di vegetazione derivante dall’osmosi inversa che viene venduta dai produttori?
Se la legge vieta di “annacquare” vini e/o mosti!
Grazie Luigi per il tuo puntuale e preciso commento.
Una sola cosa, in merito alla tua chiosa: noi, è vero, non abbiamo né i titoli né gli strumenti né tantomeno l’autorità per effettuare controlli. A questo devono pensare gli enti preposti, che siano i consorzi di tutela piuttosto che le procure e le forze dell’ordine. Però penso, in qualità di consumatore/acquirente , che si abbia il DIRITTO di porsi alcune domande. E laddove si sospetta la frode o l’inganno, in quanto cittadino, segnalare i propri dubbi alle autorità preposte.
Senza con questo infangare l’intero settore. Sia chiaro: mi piace pensare che il 98% dei produttori si sbattano e si facciano il mazzo, come tutti quelli che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare. Purtroppo gli scandali nel mondo del vino, a partire da Ciravegna per arrivare a Brunellopoli, esistono. Ma si sà che le mele marce, come dici tu, ci sono in tutti i campi.
Alla prossima.
Attenzione in questo post si parla di #leggendeurbane non di verità, di leggende e voci che circolano nel mondo del vino, che siano leggende o verità io non lo so, la mia è curiosità, desiderio di conoscere, di separare la leggenda dalla realtà.
Caro Vittorio, la tua provocazione è attenta e puntuale.
Non voglio neanche entrare nel merito di chi, con dolo penale, attenta alla salute dei consumatori: questa è altra storia che merita diverse attenzioni.
Le regole che abbiamo scritto per il settore alimentare sono tante, troppe, ma permettono a chiunque, pur rispettandole, di farsi beffa della buona fede dei propri clienti.
Quando un disciplinate permette una percentuale di * altre uve * tutto diventa labile e delegato all’onestà del produttore.
Quando posso acquistare vini dall’altra parte del mondo ( dove i truccioli al posto della botte sono consentiti), imbottigliarli e venderli, quando posso acquistare delle basi da grandi aziende e costruire il blend che mi serve, quando posso inventare un vino che è poco più che un esperimento di laboratorio e venderne millemila bottiglie senza che tutto questo sia punibile, alla luce del sole la leggenda diventa una , triste, realta.
Ci sono Vini, ci sono vini e ci sono bibite a base d’uva: la nostra passione serve a tracciare i confini, anche urlando, quando necessario.
Non credo ci sia da aggiungere altro !
Sottoscrivo tutto quello scritto da Giuliano e soprattutto : “Ci sono Vini, ci sono vini e ci sono bibite a base d’uva: la nostra passione serve a tracciare i confini, anche urlando, quando necessario” (cit.)
Salve, premessa: scrivo male per cui cercherò di essere molto sintetico e il più chiaro possibile. Vorrei velocemente dire la mia; partirei dagli “aggiustamenti” in cantina dei quali si parlava in uno dei primi commenti. Quello scritto dal signore è un controsenso, il mosto concentrato si può usare e la legge non cambia in base all’annata favorevole o meno (cosa centra quindi il discorso sull’annata); ciò che non si può usare (anche se piove giugno luglio agosto settembre) è lo zucchero che però è la classica puttanata in pieno stile italico: ci sono molte zone in Italia che, per l’annata sfavorevole o il clima in generale, producono vini a bassa gradazione; soluzioni: vino da taglio (ti viene decente una volta su n), mosto concentrato (buooooono), oppure, illegalmente, zucchero. Secondo voi, per un vino di un certo livello, la scelta è? Vi siete mai chiesti perchè in Francia riescono a mantenere un così elevato livello? Ma noi no, puristi fino in fondo, continuiamo a mantenere leggi risalenti alla guerra mondiale fatte per precise situazioni economiche, that’s italy. Per quanto riguarda il “punto e” purtroppo è verità ma non c’è da preoccuparsi, il legno non va più di moda e se fino a qualche anno fa gli espertissimi assaggiatori italiani bevendo un vino che sembrava di leccare una barrique inneggiavano alla bevanda degli dei, ora basta, sono molto più “cool” le bollicine; a proposito, sfatiamo una leggenda, anche se sembra di bere gazzosa sono fatti con l’uva (ah, loro lo zucchero ce lo possono mettere). Nel punto b non riesco proprio a vedere la leggenda. Per quanto riguarda la storia di tagliare vini con altri vini, beh, ne hanno beccati, e anche nomi veramente importanti, quindi chiamiamola pure “leggenda”. Ad ogni modo la terra rimane bassa anche se metti segatura nel vino anzichè metterlo in botte, sinceramente, a parte la leggenda del “fare il vino senza usare l’uva”, le altre nè mi spaventano nè mi fanno sconcertare particolarmente, ad ogni modo i vini come dici tu “tuttonaturaedurolavoro” sono quelli fatti, ormai solo da pochi e anziani signori, per consumo personale; ah, loro ci mettono lo zucchero, uuuhhh.
Lo so, la sinteticità è tutt’altro.
Grazie Giuliano sottoscrivo anch’io “Ci sono Vini, ci sono vini e ci sono bibite a base di uva: la nostra passione serve a tracciare i confini, anche urlando, quando necessario”, diventerà il mio motto e spero anche il motto di questo blog.
L’unica cosa che volevo rimarcare è che come dice Giuliano la legge permette molte manipolazioni o scappatoie già parecchio anomale rispetto al concetto di purezza e territorialità dei vini, per cui talvolta si corre il rischio di una caccia alle streghe quando le streghe sono al governo.
Semplificando bisognerebbe lavorare sull’artigianalità del prodotto versus trattamento industriale della bevanda e magari riservare canali di vendita differenti.
Comunque alla domanda f si può rispondere sì.
Si può rispondere “si” alla f, eccome!
Ogni tanto li beccano, ma purtroppo sempre troppo raramente (http://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=5448).
Ci scandalizziamo, ma poi vediamo i carrelli del supermercato pieni di bottiglie che costano meno di un euro, IVA, packaging, trasporto, offerte-volantino e provvigioni incluse. Cosa ci vorremmo trovare? Vino?
M.
@Ale Leggo solo oggi il tuo commento. Secondo me si, dobbiamo restare puri o almeno tendere a quello e di ciò che fanno i Francesi NON me ne frega un cazzo. C’è chi ammazza e chi ruba o stupra ma io NON mi sento “autorizzato” a farlo ne la uso come giustificazione per chi lo fa!
L’annata è andata male? Bene, non si fa vino o se ne fa meno o lo si fa diverso da quello dell’anno prima, è così che secondo me deve funzionare.
L’ho scritto di recente in un post sul mio blog, non dobbiamo sempre avere tutto e sempre sulla nostra tavola o nei nostri bicchieri. Questo fa si che si trucchino i prodotti e ci se ne fotta allegramente della qualità.
Grazie Marilena importante il commento di chi il vino lo produce e ottimo il link a Sucrosweet, avevo letto qualcosa in giro.