Vino da uve stramature Pierrots 2006 – Feudo di San Maurizio

Discalimer: bottiglia acquistata diretttamente dal produttore. Euro 16,80
Michel Vallet, proprietario del Feudo di San Maurizio, è indubbiamente un personaggio affascinante, da conoscere e con cui chiaccherare. Oramai sono abituato ai miei amici valdostani che quando arrivo in cantina mi guardano con fare sospetto e mi chiedono che cosa voglio. Anche Michel l’ha fatto. E una volta sentita la mia risposta, con poche parole mi ha fatto salire sul suo furgone e mi ha portato a vedere una parte dei suoi 8 ht di vigneti, spezzettati in 35 appezzamenti perchè “il mio vino nasce qui“. Un’ora e mezzo nei vigneti, con lui che racconta: e il suo dire trasuda passione per il proprio lavoro e la propria terra. E poi si torna in cantina, dove mi fa assaggiare di tutto: vecchie annate, bottiglie in commercio, campioni da botte. Parlerò di sicuro in futuro di alcuni dei suoi vini che a mio parere sono significativi.
Ma in questo caso no, mi limito a citare il vino Pierrots, l’anno, 2006 e al volo alcune sensazioni: buon equilibrio tra zuccheri ed alcool, splendidi sentori speziati e fruttati e una profondità inaspettatamente lunga, quasi eterna e cangiante (ho assaggiato anche il 2008, trovandolo, come detto a Vallet, meno equilibrato e un po’ più sbilanciato sulla componente zuccherina e sentendomi dire, con un sorriso beffardo sulle labbra “questo è un vino troppo femminile. Hai presente quelle donne che si mettono troppo profumo? Ecco, non è venuto come volevo io. Chi ama il vino preferisce il 2006“.
Il vino, nella simbologia cristiana, è il ponte tra la vita e la morte. Il Cristo che sacrifica sé stesso e che dà ai suoi discepoli il calice in cui il vino è testimonianza della sua vita e della futura alleanza tra l’Essere superiore e l’umanità. Ed è per questo che affermo che in questo caso, il vino in sè, ha importanza relativa. Ha importanza la storia che c’è dietro e ringrazio Michel per avermi dato il permesso di raccontarla.
Pierrots nasce nel 2003: in quell’anno al padre di Michel venne diagnosticata una malattia incurabile e la vendemmia di una parte dei vigneti venne trascurata, per stare dietro al padre malato. Poi il padre andò a falciare i verdi pascoli, lasciando Michel da solo ed attonito. La moglie di quell’uomo, madre di Michel, gli ricordò che c’erano ancora dei vigneti da vendemmiare (se non ricordo male era già novembre). Lui andò a vedere e si accorse che gli uccellini facevano man bassa di quei chicchi grossi, grassi e saturi di zucchero, in via di appassimento. Li raccolse in fretta e furia e li portò in cantina. Con la stessa fretta fece costruire da del vecchio legno lasciatogli dal padre, due botticelle e lì dentro mise a riposare ed affinare il frutto della spremitura di quegli acini.
Pochi giorni dopo, come un ponte tra la vita e la morte, venne concepito il primogenito di Michel (e tra poche settimane vedrà la luce il terzo figlio).
Il primogenito di Michel si chiama Pierre.
E i pierrots, nella terminologia volteriana, erano i piccoli uccelli che si nutrivano dei chicchi d’uva.
Ecco il perchè del nome di questo vino e l’etichetta, che magari potrebbe lasciare perplessi.
Ecco, questo è un vino che rappresenta un ideale ponte tra la vita e la morte. E questo vale molto più di qualunque terminologia tecnica si possa usare per descrivere il vino in sè

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