Antiche rovine

Discalimer: racconto di una passeggiata e di un esempio di tipica ordinaria follia italica

Prendi la tua macchina e giri per il Monferrato.
Prendi una stradina non asfaltata e lasci la macchina di fronte alla sbarra che invita a non passare, nonostante questa sia incurantemente aperta.
Arrivi di fronte ad antiche rovine.
Il Castello del Poggio.
Di fronte a te uno spettacolo inscenato da una natura perfetta, che disegna di fronte ai tuoi occhi uno spettacolo quasi da “sindrome di Stendhal“.
Un anfiteatro di vigne, morbide, quasi lussuriose.
Ogni tanto qualche traccia di flavescenza, malattia che ha duramente colpito questa annata.
Ma quelle rovine disturbano.

Torni poi in paese e chiedi informazioni.
Il Castello del Poggio è l’omonima azienda, figlia di un gruppo molto potente, che opera nel Monferrato.
E senti i vecchi di parlano di quel “castello”, in realtà un antico convento con due chiese molto antiche e ti senti dire che fino a 15-20 anni fa era possibile entrare ed osservare magnifici dipinti.
Ora solo macerie. Devastazione e spettralità.
I più anziani narrano leggende di antichi passaggi sotterranei che collegavano quel convento ad altri luoghi di preghiera. Passaggi da utilizzare nel caso di pericolosi attacchi.
E tu resti lì, con le immagini impresse nella macchina foto e nella memoria e scaturiscono domande.

Perchè un gruppo così potente sceglie quel nome e decide di costruire una cantina ex-novo senza curarsi di quel vecchio insediamento ricco di storia?

Perchè quell’insediamento che dà il nome all’azienda ed immerso in quell’anfiteatro naturale viene lasciato così cadere?

Questo è il solito caso di burocrazia italica che mette lacci e lacciuoli e quindi fa fare scelte diverse, senza curarsi della storia e della cultura del luogo?

Un sacco di domande senza risposta, insomma…

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