La Vrille – Ovvero il Muscat di Chambave e molto altro

La Vrille (il viticcio, letteralmente) si trova a Verrayes, tra Chambave e Nus.
Appollaiata sulla montagna, quella parte di montagna che i valdostani chiamano all'”adret“: esposizione a sud, sulla sinistra della Dora.
Hervé è francese. Specifichiamo meglio, altrimenti si arrabbia. E’ nato in Francia, dove ha vissuto fino al 1990 lavorando nella Marina, ma è di origine valdostana.
E lui, orgogliosamente, si sente valdostano al 100%. E quando lo dice gli si illuminano gli occhi.
La vigna è la sua passione.
Il giorno in cui chiamai per fissare l’appuntamento mi rispose Luciana, la moglie, con cui Hervé gestisce l’agriturismo di famiglia. E quando capì che ero interessato ai vigneti e alla Cave mi disse: “Devi parlare con Hervé. Lui è gelosissimo della sua vigna“.
Arrivati ci accoglie quasi scusandosi del fatto che è molto stanco perchè al mattino aveva iniziato alle 5 a lavorare in vigna.
Ci accomodiamo all’esterno dell’agriturismo, due chiacchere per conoscerci un po’ e fargli capire che non vogliamo fargli perdere tempo.
Poi i vigneti: Luciana aveva ragione, sono curatissimi seppure, come dice Hervé, pur non essendo biologico e non fregandogliene nulla delle certificazioni, cerca di intervenire il meno possibile: la natura deve fare il suo corso. E lì, la natura è veramente ostica: se piove a Verrayes vuol dire che sta piovendo in tutta la Valle. Questo per far capire quanta poca acqua arrivi dal cielo.
Ad un certo punto c’è uno spaccato della montagna e capisci le difficoltà di questi vignaioli e di queste piante: 70/80 cm di terreno bianco, sabbioso e sassoso e poi sotto la roccia, dura, compatta, impenetrabile.
E poi in cantina, semplice, essenziale, una produzione esigua (10mila bottiglie).
Cornalin, Gamay, Chambave Rosso (70% Petit Rouge e 30% Vuillermin) e Fumin. Vini di cui parlerò di sicuro in futuro (Fumin straordinario).
Ma ora concentro l’attenzione sul Muscat di Chambave.
Bianco fermo e passito.
E l’aver avuto l’opportunità di assaggiare, di entrambi, il 2009 e 2010 (il passito 2010 direttamente da vasca) è una fortuna non da poco.
Il Muscat 2009 è verticale, in bocca è un fendente di mineralità e acidità. Il vitigno nella roccia. E si sente tutta l’imponenza della montagna. Ma allo stesso tempo molto elegante e raffinato.
La nota che più colpisce l’olfatto è la nota di timo, oltre ai sentori agrumati. E se osservi bene i vigneti scopri che il timo nasce ovunque. E non puoi non ritrovarlo nel bicchiere.
Il 2010 segue per filo e per segno il fratello maggiore, seppur con meno impeto: ha appena un mese di bottiglia.
E il passito Chambave Muscat Flétri 2009? Cosa dire se non che è un vino struggente? Che emoziona? Che ti riporta indietro a ricordi d’infanzia con sentori di frutta candita, biscotto, quei sentori che definisco “del natale“? Non è per nulla stucchevole: anche qui grande acidità, struttura, complessità e, nuovamente, eleganza. E, ecco il sottile filo rosso che unisce tutti questi vini, di nuovo il timo, magari più maturo.
Il 2010, da vasca, è ancora velato, non ha subito alcuna filtratura. E’ la perfetta sintesi tra il Chambave Muscat Flétri 2009 e lo Chambave Muscat 2009. Ovvio, molti più zuccheri e minore complessità. Ma anche qui la radice è la medesima.
E la mano di Hervé, in tutti i suoi vini, si sente: eleganza e delicatezza.
Nessuna concessione alla potenza fine a sé stessa.
Come nessuna concessione alle scorciatoie. Il vino nasce in vigna.
Perchè la vigna “per il valdostano è una malattia, una passione“, chiosa Hervé.
Bella scoperta questo vigneron e questa piccola grande azienda.

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