Vignerons – Franco Noussan

Disclaimer: bottiglia acquistata direttamente dal produttore. 7 euro

Ad Aosta, durante Expovin, Giulio Moriondo mi chiese “Hai mai assaggiato i vini di Noussan?“.
Confessai che non avevo mai neppure sentito questo produttore. E lui, con il suo solito ghigno beffardo, mi disse “Vai e poi mi dici cosa ne pensi“.
Mi avvicino alla postazione e mi trovo di fronte Franco Noussan: vocione profondo, caciarone, sempre con la battuta pronta e una pacca sulle spalle in canna; un valdostano atipico, per certi versi, mi verrebbe da dire. Un personaggio che così, su due piedi, ti viene voglia di invitare in piola a bere un bicchiere di vino e mangiare pane e salame. Sono certo che verrebbe. Ma sceglierebbe lui il vino e sceglierebbe bene.
Dietro quest’apparenza burlona c’è una volontà decisa e di ferro. Piccolo produttore, circa 7mila bottiglie, vende quasi tutto sul mercato statunitense e il rimanente in pochi selezionati posti in Valle. Ecco perchè non lo avevo mai visto nè sentito. La sua storia è relativamente recente: 10 anni da vigneron, dopo aver abbandonato un lavoro pubblico “sicuro”, circa 3mila metri di vigna.
4 vini.
Senza troppi fronzoli, diretti, sparati al palato, alla mente e al cuore. I vini che mi hanno convinto in assoluto sono il Pinot Gris (quello della foto) e il Pinot Noir 2010. Pagano entrambi la gioventù, e Franco ne è consapevole. Ha dovuto imbottigliare perchè aveva finito il vino dell’anno precedente. Fosse stato per lui avrebbe aspettato. Ma un produttore di queste dimensioni non può permettersi certi lussi.
Dicevamo: Pinot Gris, profilo quasi verde, grandissima spalla acida e beva notevolissma. E il Pinot Noir 2010 , un infante con un tannino quasi dispettoso ma dotato di un carattere e di una profondità che sorprendono.
E poi il Torrette Superiore e il Cuveé de la Cote, assemblaggio di vecchie vigne di Barbera, Fumin e Pinot Noir: quest’ultimo decisamente complesso, non immediato e non facile, almeno nell’immediato. Ha bisogno di tempo nel bicchiere per esprimersi al meglio: ma poi si dimostra essere rotondo e dotato di una beva che chiama cibo.
4 vini.
Gioviali, come Franco, ma allo stesso tempo dotati di carattere. Insomma, un altro caso in cui vino e vigneron non altro che due facce della stessa medesima medaglia.

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