Caluso Passito Doc 2005 – Ferrando

Disclaimer: bottiglia degustata ad una cena in presenza del produttore

Uno dei riti di passaggio più tragici dell’infanzia è scoprire che Babbo Natale (o Gesù Bambino per i meno laici) non esiste. E’ un po’ come scoprire che la cicogna non porta i bambini. Almeno in questo caso, però, scopri che c’è qualcosa di molto più piacevole :-). Nel caso di Babbo Natale lo smarrimento è totale. Crolla una delle certezze dell’infanzia.
E chi di noi non ricorda i Natali della propria infanzia, fatti di sveglie all’alba per scartare i regali, i pranzi familiari (pallosissimi con il senno del poi), certi profumi di cibo e certe atmosfere?
Ecco, l’ho sempre detto: il passito, in particolar modo quello del Canavese, mi riporta alla memoria quelle situazioni. Associo i profumi all’infanzia. Ah, il potere del ricordo…
E quindi ogni qual volta mi avvicino ad un passito canavesano le mie aspettative sono di un certo livello: e divento una iena se vengono deluse. La mia parte bambina si sente profondamente offesa.
Bene, non è il caso di questo assaggio: si riconferma, ritorna alla memoria quel ricordo. Quel colore dorato che, in base a come giri il bicchiere, può ricordare le luci ad intermittenza gialle ed arancioni del presepe. Il profumo di amaretto, di frutta candita, unita ad una morbidezza e a sentori dolci, ma mai stucchevoli. Poi sì, è vero, ci sono profumi più da adulti, come quella nota di smaltato che si può ritrovare nel passito. Ma la nota dell’infanzia è quella che prende il sopravvento.
E se ben ascolti (e non è il caso di bersi tutta la bottiglia) potresti anche avere l’impressione di sentire il tintinnio di qualche campanellina…

Tags:

About enofaber