Definizioni alternative

Disclaimer: episodio realmente accaduto a Bolzano nel corso di Autochtona

Lunedì 17 ottobre, intorno alle 13.
Al banchetto della VdA si avvicina un signore sulla cinquantina. Solo successivamente scoprirò essere un buyer tedesco. Italiano perfetto con una leggera influenza germanica.
Esordisce affermando che è molto curioso di assaggiare i vini valdostani perchè non conosce nulla della piccola regione tra le montagne. Iniziamo gli assaggi con il Prié Blanc, passiamo alla Petite Arvine e infine giungiamo al Muscat Petit Grain.

Buyer tedesco: “Come, mi propone un moscato ora, prima di assaggiare i rossi?
Enofaber: “Certo, è una versione atipica, non dolce, bensì secca

Il buyer mi guarda con sospetto e stupore. Verso il vino nel bicchiere e, per sicurezza, ne verso un goccio nel mio bicchiere. Avevo controllato in precedenza che non ci fossero difetti, ma volevo esserne assolutamente certo. Perfetto, la bottiglia è ok, temperatura di servizio ideale.

BT: “Ah, ma si sente che è moscato. E’ sicuro che sia secco?
E: “Certo“.
Lo osservo con attenzione, cerco di cogliere tutte le sfumature.
Porta alla bocca il bicchiere, assaggia e, a differenza dei due vini assaggiati in precedenza, non sputa nulla.
Deglutisce. E poi mi sorride
BT: “Ma questo è un vino trans!
E: “Scusi?!?!?
BT: “Sì, è un vino trans“, ripete
E: “Perchè lo definisce così, mi scusi?” Non capivo se era ironico o altro.
BT: “E’ un vino trans perchè al naso è aromatico, dolce, suadente. Ma quando lo assaggi ti stupisce. Acido, tagliente, per nulla dolce. E’ proprio come un trans, ti aspetti una cosa e arriva completamente diverso. E’ proprio come un trans
Sorride, mentre pronuncia queste parole. Quindi non è una definizione negativa, penso tra me e me.
E: “Le piace?
BT: “Tantissimo, è un vino assolutamente particolare e degno di nota“.
Particolare e degno di nota: anche se è definito vino trans.
Ah, definizioni alternative: magari poco eleganti, ma assai efficaci…

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