Erbaluce e Erbaombra

Disclaimer: post nato a seguito di numerosi e reiterati assaggi.

Erbaluce

Perdonate la presunzione, ma tra i blogger sono stato quasi di certo tra i primi a parlare di questo vitigno e questo territorio. Cercando di spingerlo, valorizzandolo, raccontando i vini più interessanti trovati sul mio percorso. Perchè mi piace, perchè mi convince, perchè penso che le potenzialità di questo vitigno siano enormi.
E confermo le mie impressioni.
Vini bianchi che non hanno nulla da invidiare a nomi ben più blasonati, sentori e percezioni uniche.
Metodi classici che se la giocano, pur mantenendo le proprie peculiarità, con bollicine italiche più conosciute e celebrate.
Passiti che fanno dell’eleganza e della longevità la loro carta vincente e che personalmente mi trasportano nel mondo dei ricordi, facendomi tornare alla mente i natali dell’infanzia.
Insomma un grande vitigno, dalle grandissime potenzialità.
Ma come in tutte le cose c’è anche il lato oscuro….

Erbaombra

Queste righe che seguono, magari banali, sono la figlie della delusione. O della rabbia, nel vedere un qualcosa in cui si crede: e come con gli amici, è inutile parlarsi addosso dandosi pacche sulla spalla. L’esperienza personale mi insegna che l’amico più prezioso è quello che ha “l’ardire” di dirti anche le verità meno felici. Facendoti ragionare e capire. Poi magari non si cambia strada. Ma almeno c’è stato un confronto, senza perdere l’amicizia.
Erbaombra… perchè quando:
– trovi bianchi dove i lieviti selezionati stravolgono quelle che dovrebbero essere le peculiarità del vitigno;
– trovi metodi classici che hanno profumi instabili e sapori tra l’ammuffito e dosi zuccherine da diabete;
– trovi passiti dove l’unica sensazione percepita è un alcool slegato e degno di mangiatori di fuoco;
– trovi una quantità troppo al di sopra della media di bottigle non bevibili a causa di difetti del tappo;
– trovi che solo un 40-50% dei produttori ha una gamma valida e di alto livello, mentre il restante naviga tra l’appena discreto e il pessimo….
…. allora ti trovi in una situazione che lascia perplessità.
Troppo duro? Forse. Ma, ripeto, quando si tratta di qualcosa che si ha cuore, la durezza è figlia della delusione.
Il Canavese e l’Erbaluce hanno bisogno di ben altro.
Proprio ora che hanno avuto l’agognata fascetta, si deve porre maggiore attenzione. Se vogliamo dare un valore intrinseco alle denominazioni, allora la DOCG dovrebbe essere un’assunzione di responsabilità che porta verso la qualità. E non un semplice mezzo per dire “anche noi siamo docg”. Mi si perdoni, ma sono finiti i tempi in cui il mercato voleva una certa standardizzazione dei vini, certi sentori e certe morbidezze a tutti i costi.
Ora, sempre più, la carta vincente è la peculiarità del vitigno, il suo essere espressione vera di un territorio. Anche a costo di tirare fuori, ad esempio, acidità taglienti (che comunque appartengono a questo vigneto).
Bene. Anzi, male.
Occorre dare un giro di vite. Deciso, diretto e preciso.

Erbaluce e Erbaombra

Due facce della stessa medaglia

Due facce di un vitigno assolutamente atipico e stupefacente

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