Valle d’Aosta Doc Fumin 2007 – Les Cretes

Disclaimer: post già uscito su Vinix nel maggio 2011

Non me ne vogliano i vignerons valdostani, ma per un forestiero entrare dentro Les Crétes, è un po’ come entrare nel “sancta sanctorum” dell’enologia valdostana. Nessuno, certamente, potrà mai negare il ruolo dell’azienda di Costantino Charrere nello sdoganare al di fuori dei confini della VdA la viticoltura della piccola regione tra le montagne.
Ora Costantino è presidente del Fivi e l’azienda vede sempre più alla plancia di comando la seconda generazione, tutta al femminile, degli Charrere. Ed infatti in occasione di questa visita ci accoglie Eleonora, fiera e nobile rappresentante di questa famiglia di vignerons. Inizialmente distaccata, leggermente algida, poi anche lei si lascia andare e i discorsi diventano fiumi, un continuo fluire di sensazioni, idee, impressioni.
Diversi assaggi ma concentro la mia attenzione su questo vino che mi fatto letteralmente impazzire. Il Fumin 2007 Vigne La Tour. Non che non conoscessi il Fumin e non che non conoscessi la versione de Les Crétes ma avevo sempre fatto l’imperdonabile errore di berlo troppo in anticipo rispetto al momento “opportuno”. E non pensiate che questo 2007 sia evoluto o così maturo: anzi è un giovane vino che se qualcuno avrà la capacità e la pazienza di lasciare dormire in cantina regalerà grandissime sorprese. Parlo di capacità e pazienza perché buono fin da ora: talmente buono che mentre lo degustavo ho persino contraddetto Eleonora che affermava che un vino del genere necessitava di cibo. E io, stordito dalla pienezza di questo bicchiere, ho affermato che non era necessario… chissà, avrà pensato che ero matto o avvinazzato. No, Eleonora ha perfettamente ragione: questo vino ha bisogno di cibo. Ma, torno a ripetere, è buono così, da degustare in solitudine. Colore rubino carico, pieno, quasi impenetrabile. Nel bicchiere c’è grande materia, grande sostanza, ruota lentamente sui bordi. Al naso è ricchissimo, va dal frutto rosso a note speziate, passando per sentori carnosi e quasi ematici. Un ricordo animale, selvatico, di indomito: un vino che ti trascina nel bicchiere e ti trattiene, non molla la presa. E la beva poi è altrettanto emozionante: fine, elegante ma con una personalità ben precisa, acidità e tannini vivi, anche questi leggermente indomiti ma, appunto, il tutto in una cornice di eleganza e raffinatezza di primo piano. E dura a lungo, proprio per tantissimi istanti in bocca, lasciando ricordi frutti e “carnosità”. Ecco, un vino che rappresenta molto bene questa azienda: eleganza e finezza, ma senza dimenticare la personalità che solo un terroir come la Valle d’Aosta è in grado di donare.

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