Emozione non pervenuta

Disclaimer: bottiglie degustate a cene e/o acquistate in negozio. Prezzi medi tra gli 8 e i 20 euro.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
No, nel mio caso al massimo il pelo s’imbianca. Ma resta saldo al suo posto. Si spera 🙂
Lo so, in cuor mio me ne pentirò di quanto andrò a scrivere.
Perchè mi ero ripromesso solo di scrivere di bottiglie emozionanti. Di emozioni enoiche e non.
Bhè, in questo caso non vado a stroncare nulla e nessuno (forse). Ma, come dice il titolo, emozioni non pervenute. E bevute, per quanto corrette (quasi sempre), assolutamente deludenti.
Un metodo classico, chardonnay 100%, che francamente è ben lontano da altri fratelli italici e non e che lascia perplessi e un po’ basiti. Pensi: è un aperitivo, magari non scelgono nulla di potente. Ma a parte le classiche note di degustazione, noiosissime, al termine dei miei appunti c’è un grande punto interrogativo… non saper cosa dire….
Poi pensi ad un Kerner altoatesino e ricordi che quando lo affrontasti in passato ti eri scontrato con aciditĂ  vertiginose e taglienti. E qui, invece, ti abbatti su un prodotto sauvignoneggiante. Anch’esso ineccepibile dal punto di vista sommelieristico… ma ruffiano a tal punto che potresti scambiare quella nota quasi per piattume. Vabbè, pensi di nuovo, scelto per un abbinamento semplice. Ne bevi un calice. Poi un altro, magari ti stai sbagliando. Arrivato al terzo, avendo anche cambiato bottiglia, la musica non cambia. E’ un po’ come ascoltare i brani di Vasco negli ultimi 15 anni. Uguali a sĂ© stessi, ripetizione… “sei solo la copia di mille riassunti” cantava Bersani. E anche qui grande punto interrogativo.
Poi passi ad un vino giĂ  conosciuto, un umbro di una nota cantina che casualmente hai scovato nell’iper sotto casa e pagato 7,99 euro. Un 2004, un vino con certi anni sulle spalle. Ma che, potenzialmente, ha ancora tempo per dispiegarsi. Qui di nuovo perplessitĂ : non per l’essere piatto ma esageratamente scomposto. E riassaggiato a 24 e 36 ore di distanza, la sensazione non cambia. Deluso, il vino è servito per brasare dalla carne.
Ma la delusione piĂą grande arriva da un Boca, un vino, un nebbiolo scusate, della vicina provincia novarese. Deludentissimo, scomposto, con profumi tali che mi hanno indotto prima a cambiare bicchiere e in seguito ad assaggiare altre 3 bottiglie, proprio per non dare adito al fatto che fosse una bottiglia sfigata. No, qui, forse caso unico sui 4 menzionati, le emozioni sono negative.

Un giorno, un degustatore molto piĂą esperto di me, mi disse che è necessario bere anche vini “cattivi” per allenarsi a capire quelli buoni.
Ok, aveva probabilmente ragione.
Ma alla soglia dei 40 continuo a ripetermi che la vita è troppo breve per bere vini cattivi o poco emozionanti.
Altro giro, altra corsa.
Per fortuna, nei giorni passati, mi sono imbattuto in signore bottiglie.
Ma di questo ne parleremo prossimamente.

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