Grignolino d’Asti Doc 2010 – Prunotto

Disclaimer: bottiglia acquistata in enoteca mesi fa. Non ricordo il prezzo.

Che il Grignolino sia stato uno vini del cuore del 2011, non è fatto sconosciuto a nessuno.
Che continui ad essere un vino che mi piace, altrettanto.
Che vada alla ricerca di nuovi assaggi e ricerchi magari qualche nuova sensazione, pure.

Grignolino d’Asti 2010, bevuto nel periodo natalizio grossomodo.
Bevuta convincente, piacevole, esatta. Ma meno dirompente di altri grignolini. Meno potente. Forse meno anarchico.
In sè ha l’anima della ricerca di un’eleganza e di una “morbidezza” che appartiene di più al mondo nebbiolesco, forse.
Bhé, stiamo parlando di Prunotto, celebre per i suoi vini base nebbiolo. Dove la ricerca stilistica è un must.
Visitai l’azienda nel giugno scorso, anche grazie al contatto con Emanuele Baldi, responsabile commerciale dell’azienda albese. Non ne ho ancor scritto. Meglio, ne ho scritto ma non ho ancora pubblicato. Prima o poi mi devo decidere a farlo. Fu una giornata veramente interessante. Anche perchè ebbi la fortuna di fare assaggi veramente interessanti.

Ma torniamo al nostro grignolino.
Anarchicamente borghese. O borghesemente anarchico. Come più vi piace.
Ecco, una definizione che ben si abbina a questa bevuta.
Se la leggenda che girava intorno all’Avvocato, grignolinista convinto, fosse vera, probabilmente questa bottiglia sarebbe stata tra le sue preferite.
Proprio per questa noblesse mista ad irriverenza che in fondo ha.
Insomma, una bottiglia adatta a chi volesse avvicinarsi al grignolino senza correre il rischio di imbattersi in un tipo troppo scorbutico.
Ma senza per questo venire meno al suo essere (un po’) anarchico.

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