Disclaimer: riflessioni personali. Immagine gentilmente concessa da Micol. Tutti i diritti relativi all’immagine sono della diretta interessata.
Navigavo su internet.
E sono arrivato su questa immagine.
E’ un periodo in cui sono profondamente incasinato con la vita quotidiana. Lavoro, impegni.
E’ anche per questo che scrivo poco.
Ma non solo.
Ci sono altre questioni. C’è un po’ di scazzo.
Ma non solo.
Il linguaggio. Il logos. Le emozioni.
Un piano in cui il linguaggio non è (o non lo sento) adeguato a descrivere queste emozioni.
Degustare è un atto tecnico. No? No… è un atto, concedetemelo, erotico.
Passione, emozione, vita.
L’immagine vista ha suggerito riflessioni.
Grigio. Tutto intorno. E all’improvviso, come un fulmine, un bagliore di colore e di luce. Una ragazza, la passione, con un ombrello rosso.
A qualcuno potrebbe suonare banale: il rosso è il colore della passione.
Ma come fare a descrivere emozioni quando c’è un deficit linguistico? Quando l’emozione non riesce ad essere espressa dalla parola?
Ho iniziato a parlare di vino attraverso degustazioni più o meno tecniche: colore, profumi, sapore.
E un bel giorno una persona, un amico mi disse: “prefererisco quando racconti le tue emozioni piuttosto che le degustazioni tecniche. Quelle le trovo noiose“.
E poi ho letto, scandagliando il web. Cribbio, ci sono persone che scrivono da dio. Emozioni, sensazioni. Ho copiato, sperimentato, cercato la mia strada.
Eppure non sono soddisfatto.
Non trovo bottiglie che mi emozionano. Grave.
E quando le trovo non trovo le parole. Gravissimo.
Un ombrello rosso nel grigio.
Ma non sai come descriverlo.
Rosso, come la passione.
Rosso, come il Natale.
Rosso, come il sangue.
Rosso e femmina. Come le emozioni. Ma io sono maschio.
Un nuovo logos vo cercando. Un nuovo linguaggio.
Come diceva una canzone:
“Quello che sei per me
è inutile spiegarlo con parole
con le note proverò
cercando nuovi accordi e nuove scale ”
Dove trovare le parole giuste?


Il mondo del vino non ha bisogno di degustazioni una dietro l’altra, degustare non deve diventare mai una ossessione, deve essere parte di un percorso di vita.
Degustare la vita, difendere la vita dai soprusi e dalle violenze anche verbali di chi oggi ha come mira solo il potere sugli altri e il denaro, dalle grandi multinazionali che ci trattano come burattini e che hanno contribuito a “modificarci” (penso al gusto per il dolce sempre più dolce).
Come “degustatore della vita” mi sorprendo del sempre più diffuso metodo bastone-carota utilizzato per rendere prigionieri gli altri, è un metodo subdolo e “inumano”, oggi uno schiaffo, domani una carezza: tieniti lontano da costoro, lascia che abbaiino, non ti curar di loro e vai avanti.
L’emozione è femminile ma anche maschile, è uno dei “modi” che usiamo per esprimerci, non è il solo.
Attraversa l’emozione, immergiti in essa e prosegui, troverai ciò che cerchi.
Vai Fabrizio, vai!
Tra il tuo post ed il commento di Vittorio sono rimasta colpita al cuore.
Navigando a vista e a caso tra i vini, costruendo a frammenti un percorso di sapori ed emozioni, con la leggerezza che è a volte femminile mi vien da dire “lascia che sia”. Tutti i vuoti poi si riempiono. Sono le stagioni o i cicli della vita. Ciò che non vedi oggi, crescerà domani. Quello che non colpisce oggi, potrebbe farlo in futuro. E le parole verranno.
L’immagine che hai scelto è meravigliosa, da l’idea della voglia di fare che cova, dell’andare oltre le difficoltà.
Buon Anno !
Molla gli schemi, esci dalla cornice: tu sei vero, pulsi, graffi, piangi.
Vogliti bene, accetta di fare un passo avanti e tre indietro, poi altri tre avanti: e,come dice Murakami in “Kafka sulla spiaggia” – Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare.” -
Davanti ci sei tu,impasto misto ma molto genuino: sei un po’ raro, ma puoi essere di esempio.
Buoni altri 363 giorni come questi, buona ri nascita Faber.
I termini tecnici vanno benissimo per le degustazioni ‘ufficiali’. Per il resto, lascia che le immagini trovino la strada in te. Senza fretta.
Bellissimo il tuo pensiero per questo inizio d’anno. Mi riallaccio a quanto detto da Vittorio, Rossella e da Bianca – condividendo i loro commenti. Le emozioni vengono, le emozioni vanno. Ma se vogliamo riportarle, l’importante è non volerle incasellare, neppure in una scadenza temporale – mi riferisco all’esigenza di aggiornare il blog costantemente.
Credo che scrivere – e scrivere di emozioni – sia questione di costanza, sì, ma sia anche questione di libertà. A volte serve solo cambiare punto di vista, a volte basta fare due passi. Perché ci sono momenti in cui non sentiamo alcuna emozione, e altri in cui ne sentiamo troppe. E allora un pizzico di distacco basta per guardarci meglio dentro e iniziare a vedere sul serio.
Buon anno caro Fabrizio!
Prova a vederla cosí: quella immagine avrebbe avuto la stessa forza comunicativa se l’ombrello fosse rimasto chiuso? E non é forse a causa della pioggia, elemento considerato negativo, che l’ombrello si é aperto creando il punto di interesse nella foto?
L’ombrello, la tua capacità comunicativa, é li al tuo fianco: non dimenticarlo a casa, prima o poi tornerà a piovere. L’arcobaleno , per chi saprà coglierlo, ripagherà l’attesa.
Un abbraccio , fratello.
Che bello leggere tutte le vostre parole, davvero emozionante!! Buon anno per tutti voi !
Un abbraccio!
Fabri, scusa il ritardo: auguri. Caz Ehm, caspita siamo nella stessa situazione, fatico. E dopo l’EWBC fatico ancora di più, paura di buttarsi? Boh! Segui la tua strada, coi tuoi tempi, il momento giusto arriva.
Un abbraccio