Erbaluce di Caluso Passito Doc Alladium 2000 – Cieck

Disclaimer: bottiglia trovata in cantina, “abbandonata” da non so quanto

Nevicava, quella sera.
Un silenzio quasi irreale dominava nella mansarda.
Avevo cenato, sbrigato le faccende da casalingo disperato e mi apprestavo a mettermi davanti al pc per lavorare.
Senza voglia, senza stimoli, leggermente malinconico.
Un po’ svuotato.
Presi la bottiglia riscoperta in cantina tempo prima. Mi ero ripromesso di aprirla appena possibile.
Spensi la luce e accesi una candela.
Dal pc partirono le note e la voce di Tori Amos.
Versai questo Erbaluce Passito Alladium di Cieck, quasi 12 anni sulle spalle.
Languidamente si posò sul fondo del bicchiere, sprigionando immediatamente profumi familiari, della casa dell’infanzia.
La tremula luce della candela, specchiandosi nel vetro e nel vino, prese un’altra forma, quello dello scintillio.
Le note del pianoforte, strumento suonato e amato visceralmente fino al punto di averne rigetto, riempivano l’aria. Mi venne in mente qualche Natale del passato in cui costringevo i nonni venuti a pranzo ad ascoltare il giovane strimpellatore. Sorrisi, in fondo i nonni, per i nipoti, sono disposti a fare quasi tutto.
Portai al naso il bicchiere e chiusi gli occhi: i fichi, i datteri, la frutta candita del panettone. E tante spezie. E tanto altro.
E’ un falso mito quello che vuole che a Natale ci sia la neve: ne ho vissuti pochi così.
Ma la fantasia può quello che la realtà non dona.
E quindi la neve, la candela, i profumi.
Il Natale dei bambini.
Il Natale dell’innocenza perduta.
Assaggiai: dolce e acido, opulento e verticale.
Come un lungo bacio appassionato.
Di quelli che vorresti sempre dare e ricevere.
Di quelli che, appena terminato, vorresti dare nuovamente.

Chiusi le finestre aperte sul pc e lasciai solo la musica.
Mi sdraiai sul letto.
La musica, la luce della candela, i ricordi e le sensazioni.
E quella malinconia bastarda che non ti molla.
Nevicava, quella sera.

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