Vin de Table Sarro Djablo – Feudo di San Maurizio

Disclaimer: bottiglia acquistata direttamente dal produttore. 13 euro

Un vino luciferino?
No, forse no. O forse sì….
Molto più semplicemente il nome Djablo è quello con cui in Valle vengono chiamati gli abitanti di Sarre, per sottolineare il carattere un po’ “irruento” e dispettoso.
In effetti un po’ ci ritrovo Michel Vallet in questa descrizione: simpatico e scanzonato, uno con la battuta pronta e un sorriso da attore “maledetto” (?) consumato.
Un vignaiolo, come già detto in passato, allo stesso tempo energico e determinato.
E con una sensibilità legata ai suoi valori e a quelli della sua terra (penso alla storia del Pierrots 2006).
Avevo già parlato di questo vino sulle pagine di Enoiche Illusioni, grazie all’ospitalità di Jacopo Cossater.
Un vino particolare, una commistione di vitigni autoctoni e alloctoni (Barbera, Freisa, Ciliegiolo, Dolcetto, Gamay, Petit rouge, Fumin e Premetta), tutti ancien cepages, vigne vecchie di almeno 30 anni.
L’ho ritrovato nel bicchiere di recente, non più 2007 ma 2009, anche se non dichiarato in etichetta. Potente, ricco, irruento.
Bel frutto, sentori più evoluti di spezie che arrivano riposando nel bicchiere.
In bocca parte subito con acidità e tannini decisi, meno vellutati rispetto all’assaggio di qualche tempo fa.
Un vino che mi ha subito l’idea di godurioso. Un vino da baccanale, forse.
E che fa sorgere una domanda:
In nomen omen?

(NdA: l’amico Davide Cocco mi massacrerà per aver chiuso il post con un punto di domanda :-))

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