Discalimer: bottiglie di cui si è già parlato qui e qui
Capita, per fortuna, di ricevere notizie per cui vale la pena di festeggiare.
Soprattutto quando si parla di lavoro, di questi tempi.
E se non puoi festeggiare con le persone che porti nel cuore, ti “accontenti” di festeggiare con altro che ti sta a cuore.
In questo caso una regione, una terra che mi ha stregato, ossia la Valle d’Aosta.
Scegliendo due bianchi, due tra i più rappresentativi (a mio parere) tra le sottozone vitivinicole valdostane.
Chambave, in media Valle, e Morgex, Alta Valle.
Vini differenti, innanzitutto per le uve (Muscat e Prié Blanc), ma legati dal fil rouge del territorio valdostano dove verticalità e mineralità la fanno da padroni. E in fondo anche legati dalla personalità dei due vignerons, schivi e legatissimi alla loro terra.
Entrambi 2010, il Muscat di La Vrille è tanto suadente e profumatissimo al naso quanto sferzante per acidità e struttura all’assaggio. Leggermente più evoluto rispetto all’ultimo assaggio, ma ha ancora tanta strada davanti a sé.
Il Blanc de Morgex di Maison Vevey mantiene invece la sua caratteristica eleganza, per certi versi all’inizio gioca quasi a nascondersi per poi aprirsi delicatamente. Elegante ed austero, sicuramente meno immediato rispetto al Muscat ma ugualmente affascinante.
Insomma, due bottiglie che a me piacciono molto.
Due vini “giusti” per festeggiare




Un paio di settimane fa ho bevuto il Rayon Cave du vin blanc del 2010 e per quello che ne capisco l’ho trovato strepitoso e per decenza mi sono trattenuto dal finire la bottiglia da solo. Ho assaggiato anche il Muscat della Crotta Vigneron e mi è piaciuto molto anche quello.
Non appena avrò l’occasione di andare in valle cercherò di acquistare entrambe le bottiglie di cui hai parlato dato che a Milano non credo sia facile trovarle.
Il Prié Blanc di Maison Vevey lo puoi trovare solo in Valle, dato che hanno una produzione decisamente piccola. Lo Chambave Muscat di La Vrille forse riesci a trovarlo in giro, ma non saprei dirti se Hervè Deguillame “esporti” a Milano
. Di quest’ultima cantina non perderti anche il Fumin.. moooolto interessante
Grazie per il consiglio, guarda caso proprio l’altro ieri ho aperto un fumin 2009 di Ottin. Seconda volta che mi cimento con questo vitigno, della prima non ho ricordi. Partendo dal fatto che è un ottimo prodotto, me lo apettavo un pò più verticale, più di “montagna” , non so se mi spiego. Invece l’ho trovato un pò troppo “morbido” per i miei gusti.
Tu che ne avrai provati sicuramente diversi, è l’uva che ha questa caratteristica o magari è il tipo di vinificazione?
Ciao, per anni si è affiancato il Fumin al nebbiolo. In maniera impropria per certi versi. Sicuramente ci sono tanti tannini e sicuramente è un vitigno che può dare vini a lungo invecchiamento. Ma è più “morbido” per certi versi. Nel caso del 2009 di Ottin c’è una certa morbidezza che lo avvicina al Fumin di Les Cretes, mentre ad esempio i Fumin di Atouéyo e Grosjean sono più “verticali”. Vinificazione, posizionamenti e mano del vigneron fanno il resto