Etna Rosso Doc 2009 – Masseria Setteporte

Disclaimer: bottiglia regalata da un amico

Penso che ognuno di noi abbia una “to-do-list” di cose da fare prima di andare a falciare i verdi pascoli.
L’altra sera, di fronte a questa bottiglia di vino, ho raccolto qualche idea.
Tipo (non in ordine di priorità):
– salire sulla cima del Monte Bianco
– vedere l’aurora boreale
– visitare la Terra del Fuoco
– poter bere determinate bottiglie

E poi ho pensato: l’Etna l’ho visto 32 anni fa, e i ricordi sono molto scoloriti.
Il ricordo che più mi è rimasto impresso di quella vacanza in Sicilia fu l’aria dell’isola di Vulcano, dove lo zolfo la faceva da padrone.
Ecco, quindi, che l’Etna rientra nella lista delle cose da fare/vedere.

Una bottiglia double-face, che non mi convinto appieno, seppure in certi momenti abbia tirato fuori sensazioni più che interessanti.
Per nulla facili, sia chiaro.
Ecco, un vino un po’ cupo, chiaroscurale se mi è permesso dirlo.
Molto chiuso all’inizio, tanto che colore scarico e profumi quasi nulli mi hanno fatto pensare a una bottiglia sfigata.
Poi dopo circa un’ora sembra essersi risvegliato.
Ma un risveglio lento, da lunedì mattina tanto per capirci.
Sentori un po’ salmastri, di macchia mediterranea, di terra. Per voler sboronare un po’, una vaga idea di china…
In bocca non denota alcun difetto, è abbastanza acido, buoni tannini. Finale amaricante che riprende il fil-rouge dei profumi sentiti prima.
Un finale, per dire, stile Blade Runner, cupo (mancando però la poesia del film).
Ecco molto diverso dagli altri vini dell’Etna (pochissimi) assaggiati in passato, dove potenza e voglia di esprimersi la facevano da padrone.
Mi toccherà assaggiare qualche altro Etna, per capire se era la bottiglia poco performante o se la mia memoria inizia a vacillare.

In ogni caso, un giorno vorrei salire fino sulla cima dell’Etna….

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