Franciacorta Docg Dosaggio Zero – Andrea Arici

Disclaimer: bottiglia acquistata e bevuta durante un pranzo in un ristorante. Non rammento il prezzo

Era da un po’ che avevo questa bevuta negli appunti.
Capita di trovare bottiglie che piacciono (anche molto), di cui ti segni qualcosa sul solito quadernino e che rimangono lì, perchè non si riescono a trovare le parole “giuste” per “raccontarlo”.
E questo è il caso del Dosaggio Zero di Andrea Arici.
Franciacorta, Chardonnay 100%.
La difficoltà nel parlare di questo vino è che non si possono usare le classiche immagini o i consueti descrittori.
Sì certo, volendo lo si può fare, ma sarebbe come sminuirlo un po’.
Ci provo, magari azzardando qualche paragone un po’ “borderline”.
Ma che identifica al meglio alcune sensazioni e la personalità di questo vino.
Partiamo da un dato: ci sono ottime bottiglie che costruiscono la loro forza sull’eleganza e la finezza.
Però sono algide.
Quasi irretite nella ragnatela della loro (presunta) perfezione.
Qui no.
Ti rendi conto che quello che hai nel bicchiere è vivo, mutevole, scalpitante.
Ha eleganza, finezza e potenza.
Ma non è freddo.
E’ cangiante.
E’ un po’ come, mi si perdoni l’azzardo, un raffronto tra una bella donna algida che guardi ma con cui con combineresti nulla e una altrettanto bella donna che trasmette carnalità e passione.
Questo è il secondo caso.
Un vino sensuale, erotico, se mi è concesso.
Dove nulla è dato per scontato.
Profumi che si modificano man mano che resta lì nel bicchiere, passando dalla semplicità alla complessità e viceversa, in continuo movimento che fa ricordare le montagne russe.
E l’assaggio è verticale, acidità e sapidità sono costanti, non vengono mai meno.
Ma nonostante questo suo essere tagliente è allo stesso tempo ricco e pieno.
Bella la persistenza che avvolge a lungo il palato, tra un pugno (acido) e una carezza.
Camaleontico, difficile da “incasellare”.
Non banale.
Ecco: l’emozione e la passione trovano rifugio in questa bevuta.
Bello, bello, bello.

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