Sine Pecunia

Disclaimer: riflessioni assolutamente personali e non generalizzabili

Oggi, sul Fatto Quotidiano, ho letto un articolo datato 30/03 dal titolo “I ‘giornalisti’ a cui piace (o conviene) scrivere gratis“.
Prima ancora di leggere mi sono immaginato una difesa corporativa, un “giornalisti vs il mondo”.
Di sicuro questa visione manichea in qualche modo viene fuori, ma per una volta tanto non è accusatoria tout court. L’articolo è ben più profondo e dettagliato e non cade subito, almeno a mio parere, in banalità o luoghi comuni. O non troppo, almeno. Vorrebbe far capire il perchè lo scrivere gratuitamente non conviene, a nessuno.
Inevitabilmente sono partite alcune connessioni mentali con il blog e i blogger. Legati al mondo del vino.
Un ambito molto ristretto, rispetto al giornalismo di cui si parla nell’articolo.
Come ho scritto nel disclaimer queste sono riflessioni personali e non generalizzo in alcun modo. Ogni storia è a sé.
Questa è la mia.
Non sono un giornalista.
Non ho i titoli né tantomeno le capacità.
Ho fantasticato, per un periodo, di poter fare qualcosa (=guadagnare e/o immortale gloria :-)) scrivendo di vino.
Non lo nego e non me ne vergogno.
Beata presunzione, mi viene da dire con il senno del poi.
Poi leggi gente come Caffarri, Cossater, Rizzari, Falcone, Castagno, Gravina e tanti altri e ti rendi conto che devi degustare in maniera approfondita ettolitri di vino e migliaia di bottiglie e scrivere almeno due Divine Commedie per poter solo sperare di poterti avvicinare a gente come loro.
Senza neanche guadagnare.
Solo per poter dire che si ha il “diritto” di scrivere di vino.
Eppure scrivo.
Solo egocentrismo e presunzione?
Forse. Ma anche divertimento.
Scrivo sul mio blog: e questa è un’attività gratuita. Gratuita nel senso che non ricevo compenso, perchè al contrario le uscite sono moltissime (bottiglie, gite e via dicendo).
Una parte dei miei post, quelli sui vini valdostani, vengono rilanciati sul Corriere della Valle edizione cartacea. Essendo materiali “riciclati”, ossia prima postati qui e poi pubblicati su carta, non ho chiesto alcun compenso.
Solo per piacere (egocentrismo, forse penserete), senza neppure pensare che questo mi possa aprire le porte al ruolo di pubblicista o portare guadagno.
Ricolleghiamoci quindi a quell’articolo.
Scrivere senza denaro, sina pecunia, mi fa forse rientrare nelle tipologie di cui si parla nell’articolo del fatto?
Non penso.
Scrivere su un blog e magari essere rilanciati sul web o sul cartaceo, crea “concorrenza sleale” nei confronti dei veri giornalisti?
No. Per il semplice fatto che la finalità è talmente diversa che sono mondi lontani e solo apparentemente confinanti.
Qui si fa per piacere, divertimento, un pizzico di presunzione.
I veri giornalisti raccontano, analizzano, approfondiscono.
Qui, di fronte ad un errore, al massimo posso essere tacciato di ignoranza o superficialità.
Un giornalista non se lo può permettere, il suo “compito” è molto più elevato.
Quindi, per chiudere il cerchio, il mondo del blog è per sua natura assai diverso dal giornalismo.
E ci sta che sia sine pecunia senza fare “concorrenza”.
E forse, come disse l’amica Maria Grazia Melegari, vale anche il detto “sine pecunia sed libenter“.
Ma questo è un altro discorso.

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