Sicilia Igt Placido Rizzotto 2010 – Centopassi

Disclaimer: bottiglia regala da un amico

Un ricordo va rinnovato e vissuto.
Che sia una persona cara dipartita, un magistrato fatto saltare in aria, un amore finito o un Olocausto.
Non basta un giorno, non basta un minuto di silenzio.
Il ricordo, perchè sia vivo, deve essere alimentato continuamente.
Ecco, ieri cadeva l’anniversarsio dell’eccidio di Capaci, dove due magistrati e gli uomini della scorta persero la vita in un vile ed efferato attentato.
La memoria di Falcone e Borsellino, abbandonati da chi di dovere in vita e celebrati postumamente in maniera falsa e ambigua da uno stato (sì, con la lettera minuscola, volutamente) che li aveva isolati e condannati, va rinnovata ogni singolo giorno.
Anche, nel mio piccolo, parlando di un vino che nasce da terre confiscate alle mafie grazie al progetto Centopassi, realtà formata da tre cooperative che aderiscono a Libera.
E questo vino, blend di Nero d’Avola, Syrah e altri vitigni, è intitolato ad un sindacalista, Placido Rizzotto, che perse la vita nella lotta per la libertà.
Non importa parlare di tannini, rossi rubino o acidità.
Mi basta dire che è un buon vino, equilibrato e piacevole, che si lascia bere con soddisfazione: questo dal punto di vista organolettico.
Per una volta tanto non stiamo a fare troppo gli analitici.
Non serve.
Ma è un vino buono in assoluto, dal punto di vista morale, vista la storia che c’è dietro e il come nasce.
Un ricordo. Ma non solo.
Le Mafie le ricordiamo solo quando si parla di magistrati fatti saltare in aria con il tritolo o di bambini sciolti nell’acido.
Ma esiste qualcosa di più subdolo, sotterraneo, che è un modo di pensare: quello dello sottostare al potente di turno, di chiedere un favore per scavalcare gli altri, quello di essere protetti (da cosa?) in cambio di fedeltà e obbedienza.
La mafia è un “pensiero”, forte e radicato.
Potenzialmente siamo tutti mafiosi.
E le vere rivoluzioni partono sempre dall’animo prima che dall’esterno.

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