Compro – Bevo – Chiacchero

Ieri su Twitter è scoppiata una polemica legata al discorso del prezzo sorgente del vino.
Non entro in merito alla polemica, per molti aspetti interessante, anche se alla fine è scemata un po’ in rissa.
E un po’ mi spiace, perchè ha visto coinvolte persone che stimo e apprezzo molto che hanno alzato la voce, fanculandosi più o meno bonariamente.
Ci sta, anche perchè un mondo senza “conflitto” sarebbe un mondo lobotomizzato.
Mi ha colpito però un tweet di Andrea Gori, uno di quelli che considero maestro nell’ambito del vino e che leggo sempre con piacere.
Il tweet recitava (copia e incolla):

il “mondo del vino” è quel mondo dove pochi lavorano vendono e comprano e troppi ne chiaccherano

Mi colpito per diversi aspetti.
Mondo del vino: esiste un mondo del vino? Certo, come spiega Chiara Govoni su AdG (post dal significato e dall’intento differente rispetto a questo, pubblicato mentre sto scrivendo queste righe… evidentemente non sono stato l’unico a rimandere colpito dall’andamento di quella polemica).

La contrapposizione uni (che lavorano nel mondo del vino) e altri, è ovvia.
Professionisti vs appassionati.
In ogni ambito ci sono.
Calciatori di serie A e quelli che giocano alla partita “scapoli e ammogliati”.
L’unico legame è l’amore per qualcosa.
Senza per questo sconfinare eccessivamente in campi dove certe competenze sono necessarie.
Personalmente non direi mai ad un produttore di vino come deve fare il suo vino.
O come deve curare le sue vigne.
Non ne ho le competenze.
Però posso dire se quel vino mi piace o meno (anche se è risaputo che di vino non ne capisco niente :-))
E se vogliamo fare un discorso più politico, posso scegliere se bere un vino o meno in base al fatto che una determinata filosofia produttiva rispecchia la mia visione del mondo.
Come posso fare per la pasta, la cioccolata o qualunque altro prodotto.
Ma mi fermo a questo.

Ma al di là di quelle riflessioni la chiusa di quel tweet mi ha fatto pensare.
Troppi ne chiaccherano” (dando al termine chiaccherare una valenza negativa, l’interpretazione mi pare questa).
Io rientro tra questi.
Ne chiacchero, compro quello che posso e quando posso.
Ma ritengo che chiaccherare (scrivendone) sia importante.
Anzi, di più: se non se ne parla, chi compra?
Twitter è un micromondo dove spesso ci si parla tra i soliti.
Un micromondo autoreferenziale.
Il passaparola, la chiacchera, sono basi fondamentali nel commercio.
In questo caso la contrapposizione tra professionisti e appassionati è inesistente.
Anzi, a essere brutali, i secondi fanno un lavoro non indifferente per i primi.
Spesso e volentieri gratuitamente, mossi solo dalla passione.
Ma c’è anche un altro aspetto, il rovescio della medaglia.
Il chiacchericcio spesso e volentieri è su una nicchia della nicchia.
Le persone (la gggente) dove comprano il vino?
Quale vino compra?
Domande retoriche: spesso in GDO, spesso (sempre) guardando molto attentamente il prezzo e non disdegnando il vino in tetrapack.
Forse alcuni possono anche navigare su internet, finire sui nostri blog e leggere.
Magari prendendoci per pazzi o esaltati.
O incuriositi andare a cercare un determinato vino.
Ma sono una percentuale talmente esigua.
E questo mi fa riflettere ancor di più sul senso di queste pagine.
E sul chiacchericcio.

Nonostante questo, comunque, continuerò a chiaccherarne.
Come ho fatto fino ad ora, con passione, senza la pretesa che le mie parole possano spostare fatturati o cambiare il mondo.

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