La nicchia della nicchia della nicchia

Disclaimer: riflessioni personali

Ieri l’amico Jacopo ha scritto un post molto interessante sul discorso della trasparenza.
Ovvero se nei propri scritti bisogna indicare se una tal bottiglia è stata acquistata o regalata, oppure se nel caso si parli di una manifestazione, indicare se si era spesati o meno.
Su queste pagine, da circa un annetto, ho introdotto un disclaimer iniziale indicando proprio questo aspetto.
Nel mio caso si parla soprattutto di bottiglie.
Alle manifestazioni quasi nessuno mi invita.
Sono calimero, piccolo e nero 🙂 (e non conto un cazzo, questa è la verità :-)).
Ovviamente 20 commenti a quel post, con i vari distinguo.
Il tema è sempre caldo e d’attualità.
Personalmente penso sia giusto dare quelle informazioni: siamo talmente pregni di menzogne e doppiogiochismi in ogni ambito della vita che vediamo dietrologie in ogni cose.
Quindi nel nostro piccolo è un atto corretto.
Ma penso che ogni tanto ci facciamo un po’ troppi problemi.
Io per primo, sia chiaro.
Mi pongo perciò un domanda.
I nostri blog, in cui parliamo di vino, quale tipo di “influenza” posso avere in generale?
Non essendo blog generalisti appartengono ad una nicchia.
Una nicchia della nicchia della nicchia.
Escludiamo le corazzate TigullioVino, Intravino e Appunti di Gola che, a modo loro, possiamo definire testate.
Escludiamo i vari Gori, Ziliani, Cossater che già solo con il nome ispirano autorevolezza e competenza (meritata o immeritata, non importa).
Escludiamo Gambero Rosso, Bibenda, Espresso, Enogea e via dicendo.
I blogger sono veramente una goccia in un mare magnum.
E assistere a certe discussioni mi fa pensare che ci si guardi reciprocamente un po’ troppo l’ombelico.
E ci parli addosso, in un edonistico e celulunghistico atto di autoerotismo intellettuale.
Ben venga, sia chiaro.
Il blogger è per sua natura un po’ narciso: altrimenti perchè spendere tempo a scrivere?
Si scrive innanzitutto per sé stessi, con la speranza di essere letti.
E ricevere, di conseguenza, approvazione.
Ma alla fine, chi li legge questi blog?
Mediamente, per citare le statistiche di questo blog, registro al giorno 150 visitatori unici e 350 pagine visualizzate.
Ma il dato che colpisce di più è il tempo di permanenza: la fascia da 0 a 20 secondi si attesta intorno al 65%.
Questo vuol dire che un navigante cerca qualcosa, entra su questo sito e quasi di sicuro non trova quello che sperava. E quindi esce.
In fondo ci leggiamo l’un con l’altro, ammettiamolo.
Rilanciandoci o contestandoci l’uno con l’altro.
Ma il famoso “signor Mario”, ammesso che usi internet per fare ricerche sul vino, ci legge veramente?
E se ci legge, che cosa pensa?
Non è un mondo assolutamente autoreferenziale?
Siamo sicuri che quello che scriviamo e ci diciamo, magari duramente e fanculandosi, interessi veramente?
Io penso (presuntuosamente ne sono certo) che dovendo scegliere tra la notizia sulla tipa che si tromba Balotelli e la discussione naturale sì/naturale no, il signor Mario preferisca di gran lunga la prima opzione.
Con questo non dico che certe discussioni non debbano esistere.
La cultura, in senso lato, si regge sul confronto e sullo studio.
Personalmente mi interessano assai e in certi casi hanno un livello culturale altissimo.
Forse fin troppo.
E qui sforiamo nel campo di come comunicare determinate cose.
Ma è troppo ampio, magari se ne parlerà in altra sede e altro tempo.
La conclusione a cui giungo è banale, forse.
Ma a mio parere dovremo, io per primo, prendercela con maggiore rilassatezza.
La verità assoluta non appartiene all’uomo.
Esistono verità relative su cui si può discutere.
Magari prendendosi un po’ meno sul serio.

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