Trento Doc Altemasi Brut – Cavit

Disclaimer: bottiglia acquistata in GDO. 11 euro

Si continua con le bolle da GDO.
A margine, prima di raccontare questa bevuta, segnalo il resoconto fatto da Pamela Guerra sul convegno “Vino, futuri possibili“.
Al netto di tutte le polemiche sul dove, come, quanto e quale vino si dovrebbe comprare, naturale, biodinamico, industriale o meno e tutte le cose che vi possono venire in mente, possiamo dire, senza tema di essere smentiti, che l’acquisto in GDO è numericamente importante.
Magari non qualitativamente. Per il momento.
Siamo realisti: sarebbe un mondo splendido quello in cui tutti vanno in cantina, vivono i vigneti.
Anzi, di più: sarebbe un mondo splendido se tutti conoscessero e potessero scegliere la filiera produttiva di quello che ingurgitano.
E’ questione di educazione, direte.
Bhè, ho l’idea che a molti non interessi essere educati (è spocchia da intellettuale pensare che tutti aspirino all’educazione).
Quindi… la GDO esiste, fa grandi numeri e bisogna confrontarcisi.
A maggior ragione, nel mio caso, in questo periodo di vacche magre.
Si fa di necessità virtù.
Quindi bolle della Cavit, il colosso Trentino del vino.
Avevo già parlato della Riserva Graal 2002, rimanendone un po’ deluso, soprattutto in rapporto all’esborso effettuato.
In questo caso devo dire che il rapporto prezzo/soddisfazione è decisamente maggiore.
Ci sta spendere 11 euro (alla fine della filiera, escludiamo le occasioni o i prezzi alla ristorazione) e bere una bottiglia così.
Come al solito: non è l’eccellenza e non aspira ad esserlo.
Ha il solito difettuccio dell’abboccatura sul finale che lo siede un po’ e la bolla non certamente finissima.
Però ha acidità, buoni profumi e beva abbastanza soddisfacente.
Il giudizio è relativo e soggettivo.
Dipende “da che parte guardi il mondo, tutto dipende“.
Dipende dalle circostanze, dalle aspettative.
E in questo caso si può dire che è una discreta bolla per togliersi un po’ la voglia.
Senza celebrarla e senza demonizzarla.

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