VdT Di Noutro – Diego Curtaz

Disclaimer: bottiglia degustata a Courmayeur all’interno del Royal Wine Festival

Divagazione…
La VdA per il sottoscritto non è solo vino.
Ovvio, ho grande interesse per questo aspetto e sono fermamente convinto, oramai da tempo, che la qualità dei vini prodotti è decisamente elevata.
Ma penso che ve ne siate accorti, visto che dedica ampio spazio su queste pagine alla piccola grande regione delle montagne.
Per me la VdA è un luogo del cuore.
E soprattutto di volontario “eremitaggio”.
Ci sono posti dove ogni tanto vado, lascio l’auto e cammino. Non necessariamente in alta montagna.
Anzi.
Sono luoghi boscosi, accessibili. Non scopro l’acqua calda, insomma, visto che la Valle è ricca di boschi.
Cammino, penso, mi lascio trasportare dalla tranquillità, dal silenzio.
Unico rumore è quello del vento e della natura circostante.
Magari un ronzio “lontano” dell’umanità poco sotto. Ma ho imparato ad escluderlo.
Ecco, la VdA è un luogo rigenerante e rassicurante.
Come la coperta di Linus, per certi versi.
Un luogo dove onestamente in questo periodo, dopo tutta una lunga serie di tensioni personali, vorrei essere.
Lontano da tutto e tutti.
Mi manca, insomma, la VdA.

Ok, a parte queste riflessioni strettamente personali, parliano di questo VdT, frutto di un uvaggio di bacche bianche, autoctone e alloctone (colpevolmente non ho scritto esattamente le uve utilizzate).
Di Nuotro (dal patois, “del nostro“) è un prodotto dell’azienda Curtaz di Gressan, poco distante da Aosta.
Diego Curtaz, oltre a grande competenza e passione, mi ha dato l’impressione di avere le idee molto chiare su quello che è il rispetto delle proprie uve e della propria terra.
E questo vino, fin dal nome, dimostra il grande rapporto che esiste tra l’uomo e la propria terra.
Questo assaggio mi ha colpito per il suo non essere ruffiano.
Anzi, abbastanza duro.
Uno dei primi assaggi effettuati al mattino, mi colpito per questo suo aspetto quasi tannico che aveva in bocca.
Ma giocato anche su note più dolci e fruttate, seppure non immediate ed evidenti.
Insomma, il classico gioco di contrasti, decisamente interessante.
E una cosa che mi ha un po’ spiazzato è stata l’acidità, non così in primo piano.
Minerale, ma non acidissimo come mi sarei aspettato da un vino valdostano.
Come affascinante è il colore, tra il giallo carico e il ramato.
Un prodotto curioso, oltre che, a mio parere molto valido.
Bottiglia da tenere in cantina.

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