Bourgogne Aoc Chardonnay 2009 – Domaine Coche-Dury

Ci sono situazioni, cose e persone che danno la misura delle cose.
Che donano nuovi “parametri” con cui rapportarsi alla realtà.
Come se fossero delle lenti nuove date ad un miope, attraverso cui poter vedere meglio ciò che circonda.
Come un amore verso un figlio o una donna che all’improvviso ti fanno spalancare gli occhi e capire di botto che tutto quello che era prima non sarà più “come prima”.
E spesso e volentieri, di fronte a questi grandi sentimenti, magari farti sentire migliore.
Per tornare con i piedi per terra, o con il naso nel bicchiere, possiamo considerare questo Chardonnay 2009 di Coche-Dury come quelle famose lenti che ti aiutano a rivedere quelle piccole certezze che si avevano.
Subito ti smontano e magari ci rimani male. Ma successivamente sei indubbiamente più “forte”.
Stiamo parlando di un vino “base”, ammesso che di fronte a un produttore mitologico si possa usare questo termine senza timore di essere fulminati seduta stante.
Stiamo parlando di un vino infante, giovanissimo.
Profumi delicati e puntuali.
Certamente non ci senti strani frutti esotici che fanno alzare il sopracciglio.
Profuma come quei prati dove è stata appena tagliata l’erba, dove ci si rotolava quando si era bambini.
Profuma come quel vento che sentivi battere sul viso mentre correvi a rotta di collo prima del tuffo nel fieno.
L’assaggio è verticale ed elettrico.
Mineralità e acidità da vendere, profondità e lunghezza di quelle che riescono a stupire.
Quasi opulento.
Sicuramente generoso, per usare una categoria coniata dall’amico Jacopo.
E nonostante questa apparente opulenza, o forse proprio per questo, la beva è di quelle che non ti stufa.
Anzi.
Come ho letto qualche tempo fa su qualche social network, “lasciatemi affogare nello Chardonnay di Coche-Dury“.
La risposta a quella affermazione fu “impossibile, prima di affogare te lo bevi tutto“.
Grande verità.
Come grande verità è che, dopo questa bevuta, i miei confini e la mia consapevolezza hanno fatto un passo in avanti.
E nulla sarà più “come prima”.

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