Chateau Musar White 2000 – Gaston Hochar

Spesso e volentieri ci lamentiamo delle difficoltà della vita e delle fatiche che dobbiamo compiere per aggirare o sorpassare piccoli o grandi ostacoli.
Ma , siamo onesti, le cose facili non ci piacciono più di tanto e vanno prese in piccole dosi, per non correre il rischio di appiattirsi e inaridirsi.
Sono le cose difficili che spesso e volentieri ci esaltano e ci fanno sentire vivi. Situazioni che hanno il sapore dell’impossibile.
Quasi per magia, grazie alla sola pervicacia e alla volontà, ci si rende conto che, con un piccolo balzo della mente, è possibile spostare in là il confine e gioire di quello che si è “inaspettatamente” raggiunto.
Un po’ come è successo con questo vino e il suo assaggio.
Una bottiglia che viene dal Libano, terra di conflitti e contraddizioni.
Un vino che non ti aspetti.
Dal colore dorato e carico, assolutamente brillante, nonostante i 12 anni sul groppone.
Profumi complessi, che vanno da “unnonsoché” di smaltato e iodato, passando a sentori di macchia mediterranea quasi balsamica per arrivare a frutta surmatura.
In bocca è opulento, grasso ma allo stesso tempo acido e verticale.
No, per nulla facile.
Ma è stato bello aspettarlo, vedere come evolveva.
Studiarlo, appassionarcisi sempre più man mano che si riusciva ad entrare in contatto con lui.
E chiudere con un briciolo di tristezza al momento dell’ultima goccia.

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