L’amaro calice

Disclaimer: dopo tanto tempo da quello che avevo chiamato “condivisione“, che poi ha preso piede in molti blog, ecco ospitare nuovamente su queste pagine un’altra penna. Buona lettura. Immagine presa dal web.

Rincari, impennate repentine, calici di vino negati… oppure concessi a denti stretti. Il vino nella ristorazione è un tema spesso aggiuntivo. Qualcuno dice che è un argomento abbondantemente discusso, e che bisogna altresì parlare di aspetti attuali. Può anche essere, tuttavia repetita iuvant…

Altra storiella dedicata al vino, quello da tracannare al calice.
Ritornano sotto i riflettori due argomenti “vinosi” e oramai endemici nelle cronache del gusto: il rincaro delle bottiglie in trattoria (ingiustificato se eccessivo), e l’antipatica reticenza di qualche oste ad accontentare il cliente quando “rivendica” un pacioso boccale di vino – senza però doversi sobbarcare il costo della bottiglia intera.

Può succedere, a pranzo ultimato, di aver il pungolo di farsi “la bocca buona” con un bicchiere di vino. Lo stesso nettare che ci ha deliziato durante il convivio. Giusto due dita, non di più, così da chiudere in bellezza la serata.
Chiedere un po’ di vino sembra un desiderio relativo, non certo una pretesa capricciosa.
E ancora: entrati al ristorante, ecco inaspettata l’acquolina di un calice prima di prender posto in sala da pranzo. Un sorso di vino è un piacere esclusivo che rilassa e stuzzica l’appetito. E perciò, quelle appena citate, non saranno mica delle pretese farneticanti?
Purtroppo, qualche volta, capita di sentirsi rispondere: “Mi dispiace, potrei accontentarla solo se ordina tutta la bottiglia” – bisbiglia l’oste con le guance color rosso cadmio. “Come… tutta” – schiatta l’incredulo cliente! Inutile, il diniego è una lampante angheria – perché, volendo, è possibile coinvolgere nell’assaggio altri avventori così da dividere il costo (bottle sharing). Naturalmente con eleganza, con piglio professionale, senza far pesare nulla agli astanti. In ogni caso non è un problema di quattrini, di bottiglie aperte e poi abbandonate a se stesse, bensì di immortale savoir faire.

Va detto che ci sono alcuni locali che nella carte offrono la scelta vino al calice. Si tratta di etichette blasonate, di pregevoli maison, tuttavia il costo “del bicchiere” è abbastanza elevato. Questi sono tempi tapini, e strizzare l’occhiolino al consumatore/cliente cercando di soddisfarlo è apprezzabile.
Va da sé; quanto espresso vale per talune realtà, e certo non per tutte, poiché ci sono locandieri lungimiranti che stappano volentieri una bottiglia di vino per accontentare i loro aficionados. Anche se si tratta solo di un calice!

A ogni modo, senza segnare sulla lavagna i buoni o i cattivi, c’è da chiedersi se rifiuti, rincari immotivati e comportamenti simili compromettano il vino e il suo laborioso entourage.
Sicuramente sì, senza scordare che i più penalizzati sono i soliti noti, e cioè i produttori, specie se piccoli, volenterosi e con pochi mezzi.
Promesso che sull’argomento ritorneremo ancora…

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