Disclaimer: foto “rubata” (con il suo permesso) a Massimo Lanza
Di vino sfuso si parla sempre poco. O almeno così mi sembra.
Io per primo ho sempre fatto l’equazione “vino sfuso = vino non buono“.
Poi per vari motivi, partendo dall’assunto che prima di parlare bisogna sempre sperimentare, ho scoperto che molti produttori fanno dell’ottimo vino sfuso e il rapporto qualità/prezzo è decisamente interessante.
Penso ad esempio all’amico Alessandro Durando che oltre alle bottiglie vende buona parte del suo vino sia sfuso sia nelle bag-in-box da 5 o 10 lt. Sicuramente la scelta di acquistare vino in questo modo ha dei vantaggi dal punto di vista economico.
C’è poi il vecchio modo, penso noto e riconducibile all’infanzia di molti di noi (magari per alcuni è ancora il presente) di acquistare la damigiana dal contadino/vignaiolo di fiducia e imbottigliarsi da soli il vino.
Poi c’è un “nuovo” modo che ho scoperto esistere nella cittadina dove abito.
Venerdì sera, accompagnando mio figlio alle giostre presenti per la festa patronale, ho scoperto questo negozietto, La Cantina di Zio Tom e sabato pomeriggio mi sono fiondato a curiosare.
Quindici vini “alla spina”, qualche vino in bottiglia, una selezione di un produttore artigianale di birra piemontese (Birrificio San Michele).
La formula è semplice: si acquista il vuoto (o se si vuole lo si porta da casa), si sceglie il vino (prezzo massimo 5 euro al litro), si riempono i vuoti che vengono tappati e si torna a casa.
Comodo ed economico, oserei dire.
Questo modo di vendere, a mio parere, avrà successo nell’immediato futuro, è un’idea intelligente.
Ma al di là degli aspetti commerciali, come sono i vini?
Ho assaggiato 5/6 tipologie e ho portato a casa un IGT Veneto Glera, lievemente mosso, un IGT Emilia Romagna Lambrusco e un IGT Sicilia Muller Thurgau.
Rigorosamente tutti del 2011, piccoli produttori (non avevo con me di che scrivere e non li ricordo; nel caso del produttore siciliano ricordo che si parlava di “biologico”).
Non stiamo parlando di super vini o cose da strapparsi i capelli, sia chiaro
Glera e Lambrusco leggermente abboccati, nulla di fastidioso, Muller con un bel corredo aromatico e discreta acidità.
Tutti dotati di discreta beva (difetto nel Lambrusco: una certa solforosa, percepibile alcune ore dopo).
Però se consideriamo, escludendo il vuoto, che la bottiglia da 0,75 costa 3 euro per Glera e Muller e 2,70 per il Lambrusco, posso dire che si tratta di un acquisto abbastanza felice.
Ripeto, a costo di essere noioso: non stiamo parlando del mio amato Cornalin VdA o di uno Chardonnay di Borgogna.
Non stiamo parlando di vini emozionanti, fantastici, strepitosi, amabilmente difettati e qualunque altra cosa vi possa venire in mente per sottolineare un orgasmo di gusto e/o mentale.
Stiamo parlando di vini oggetto di consumo quotidiano.
Considerando che in questi tempi di crisi si guarda anche al centesimo, posso dire che preferisco uno di questi vini a quelli nel bric?
Posso dire che se ho voglia di una bevuta senza tante pretese, arrivo a casa tardi la sera e 3 euro li posso anche spendere così?
Ok, ci sta tutto, secondo me.
Forse sarebbe il caso di rivalutare un po’ più lo sfuso.
O meglio: non rivalutare, ma dedicargli la giusta attenzione.
Sia perchè costituisce spesso e volentieri lo zoccolo duro delle entrate dei produttori, sia perchè lo sfuso si identifica con il prodotto base di un’azienda ed è lì che si capisce molto della filosofia produttiva.
Ma, anche se non bisognerebbe finire uno scritto con la domanda, sorge spontanea una riflessione: al netto di tappo e bottiglia, discorso già affrontato in passato, il costo di certe bottiglie, è veramente giustificato di fronte a certi sfusi che sono in commercio a 4-5 euro al litro?




Il Muller Thurgau dovrebbe essere quello della Cooperativa Valdibella, una bella realtà bio in Sicilia, buoni anche gli altri suoi vini sia sfusi che in bottiglia, e ottimo il loro olio evo).
A Torino grazie all’egregio lavoro di selezione del Vinologo si possono trovare vini sfusi di qualità, ti consiglio una visita appena vieni a Torino.
Sono d’accordo con te il vino sfuso (di qualità) avrà sempre più diffusione, tenendo presente anche la grande crisi che avanza in Italia.
Ormai uso da tempo vino sfuso dacquistato da un mio collega di Università che ha l’azienda a San Marzano Oliveto proprio di fianco a un notissimo produttore di quelle zone. Vini buoni, certamente non eccellenti, ma che accompagnano il pasto o la cena con un ottimo rapporto qualità prezzo se si pensa al costo (alcune volte di favore ) di € 15 per un bag in box da 10 Lt di Barbera del Monferrato , Dolcetto oppure Cortese e di 20 € per la Barbera del Monferrato con passaggio di 6 mesi in botte.
Interessante argomento Fabrizio, tanto più che sui vari blog si parla solo del superenosnob trebbiano di Valentini. A parte l’iniziativa commerciale che hai descritto, come appassionato mi piacerebbe si parlasse di degustazioni anche di vino sfuso (if any) quando si visita un’azienda. Personalmente non ne ho mai acquistato per il diffuso pregiudizio (spesso giustificato purtroppo) che ha contagiato anche me, ma con delle buone dritte spero di poter cambiare idea : del resto cosa dovrebbe esserci di più contadino e autentico di un vino sfuso acquistato direttamente da un produttore di fiducia?
Cia Nic, questo è un fenomeno che osservo da un po’ di tempo e che mi sempre incuriosito. Come te non mi ero mai avvicinato per tanti pregiudizi. Però ho voluto provare, a maggior ragione dopo aver assaggiato lo sfuso di alcuni amici produttori che reputo essere più che valido.
A mio parere è un qualcosa da tenere sott’occhio e che potrebbe regalare alcune sorprese in un futuro non troppo lontano…
@tirebouchon: sicuramente tornerò per assaggiare anche altri vini sfusi e indagherò meglio sui produttori. Il fenomeno va osservato, potrebbe riservare sorprese in futuro…
@Davide: da provare, allora
Io ho trovato dei buoni sfusi ad ottimi prezzi qui a Torino:
http://www.depepe.it/sfusi.html
Si, l’argomento è stimolante, ed immagino si possa dire quasi di tutto ed il contrario di tutto. Anche io tempo fa ho fatto il mio pezzullo sulla bottiglia riempita al volo al ‘Vini e Ol’.
Certo è che i prezzi dei vini stanno risentendo un po’ troppo furbescamente delle mode biologiche o naturali che siano, con tutto che questi sono i vini che bevo.
Da un 2011 gradisco molto più la bevibilità immediata ad un prezzo decente che non le potenzialità di invecchiamenti quinquennali a prezzi da collezionisti.
@Rolando: benvenuto, innanzitutto e grazie per il commento. Hai centrato un paio di aspetti importanti: bevibilità di un vino giovane e prezzi gonfiati modaioli. Sul questo secondo aspetto è più un’impressione piuttosto che una certezza. Sul primo aspetto, invece, è un dato di fatto che se si beve regolarmente durante i pasti non si può sempre avere nel bicchiere un Barolo o un Brunello….
Di recente ho provato in una enoteca di RE un refosco alla spina…i miei pensieri sono stati proprio quelli dell’articolo!
è il vino della vita? no!
era potabile e onesto? si (costo al litro 2 euro)
considerando poi che mi sono portato un vuoto da casa ho anche rispettato l’ambiente senza creare rifiuti!!!
e si, certo assaggiare una buta da 20-30 € è un’ottima esperienza, aiuta anche ad “affinare” il palato, ma è un’esperienza che molti, come me, non si possono permettere ad ogni pasto, inoltre, con la crisi che incalza, occorre trovare dei rimedi, come ad esemprio diminuire o smettere di bere,, ma qui rasentiamo il masochismo.
Da giovane, si compravano le damigiane dal produttore (acquisti collettivi per abbassare il prezzo e soddisfare le diverse necessità) e ci si imbottigliava noi il vino, ricordo persino damigiane di Vermentino in arrivo dalle Marche, era il vino per l’estate.
(n.b. ho tutta l’attrezzatura in cantina..:-) )
Poi ci si è “imborghesiti”, e potendo, il vino si è iniziato a comprarlo nelle vecchie “piole” che, nel frattempo, si erano riconvertite in “moderne enoteche”.
Ai nostri giorni, vista l’età e la crisi che incalzano e seguendo l’esempio di amici fidati che mi hanno preceduta, ho scelto di acquistare vino sfuso, così sono diventata cliente de “il vinologo” (http://www.vinologo.it/), dove il rapporto qualità/prezzo soddisfano appieno le mie enonecessità… per esempio, ora in frigo ho un bag in box da 5 lt di Catarratto IGT Sicilia 2011 (13,0% vol.), i bianchi non mi hanno mai conquistato del tutto, mi seducono un poco in estate..ma questo merita davvero per il mio palato.
E’ comunque ampia anche l’offerta di vini in bottiglia, ma non solo, anche olio, olive, il pane fresco al giovedì e altro ancora.
Insomma per me il vino sfuso è un pò il motto del vinologo: “vinologo è wine to the people, cioè meno professionisti del gusto, meno al naso sentori di fieno tagliato, e più vino in circolo nell’organismo per vedere di nascosto l’effetto che fa”.
Stefi
ho di recente trovato un negozio a pioltello che vende vino sfuso del piemonte.
il negozietto è molto carino e arredato con gusto, sembra quasi una boutique. vende anche particolari prodotti alimentari tipici delle varie regioni italiane e tutti artigianali ma in particolare hanno il vino a partire da 1.80 al litro. i vini sono particolarmente buoni altro che di bassa qualità, non pago il recipiente perchè me lo porto da casa e quindi risparmio. in un discount ho trovato vino rosso da tavola, 5 litri con la dama di vetro compresa a 4.99, che vino ci potrà mai essere li dentro???? acido!
mi piace l’idea e ci sto andando sempre più spesso, fateci un salto non ve ne pentrirete, si chiama come una volta in via tintoretto, per chi è pratico della zona è a ridosso del mercato del sabato. poi fatemmi sapere… ciao