Champagne Brut Millesimé 2005 – Taittinger

Bottiglia regalata da un amico

Con l’esclamazione perplessa “bhà”, potrei chiudere chiudere qui il post.
Ma non sarebbe né corretto né elegante.
Quando bevo/degusto/assaggio un vino, vado alla ricerca sia della piacevolezza sensoriale sia di quel qualcosa di emozionale che mi colpisca.
Che sia un vino “convenzionale”, “bio-qualcosa” o via dicendo.
Sensi ed emozioni.
Taittinger, nel mio ristretto numero di assaggi, è stato sempre un qualcosa a cui avrei voluto approdare, prima o poi. Come altre etichette che spero un giorno di poter assaggiare (Krug su tutte, lo ammetto, mai assaggiato e sempre bramato).
E non posso far altro che ammettere, alla fine della bevuta del Brut Millesimé 2005, che sussiste qualcosa di insoddisfacente.
Mi ha dato l’impressione, come già accaduto in passato, di essere come i pinguini di Madagascar che volevano vedere i ghiacci a tutti i costi e, una volta giunti, esclamare “tutto qui?“.
Dal punto di vista degustativo non vi è nulla di negativo da rilevare.
Sì, se proprio vogliamo, mi sarei aspettato una bolla, scusate, un perlage un po’ più elegante e raffinato.
Per il resto bei profumi, abbastanza elegante e beva buona, morbida.
Molto citrino, quasi pompelmo con quella leggera nota amarognola in chiusura.
Un po’ corto, tende a scemare rapidamente.
In ogni caso una bevuta giusta.
Forse fin troppo.
Algida.
Ecco, viene a mancare quel quid che ti fa dire “accidenti“.
La bottiglia è finita.
Ma senza rimpianti nell’aver versato l’ultima goccia, senza il dire “peccato, è finita“.

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