Greco di Tufo Doc 1994 – Mastroberardino

Rifuggiamo la vecchia. Desideriamo sempre (o quasi) la vaga perfezione della giovinezza.
Ma a un certo punto, forse per esasperazione o rassegnazione, iniziamo ad amare i nostri capelli bianchi, le nostre calvizie, la nostra pancetta e le nostre rughe.
Già, le rughe.
A me, le mie, piacciono. O magari, semplicemente, ho imparato a convinverci.
E se posso esagerare, alla soglia dei 39 anni, inizio a preferirmi così piuttosto che a 20 anni.
Ho acquisito un bel po’ di punti. O almeno mi piace pensare così.
La stessa cosa di può dire di un vino.
La genesi attraverso cui sono arrivato a possedere e degustare questa bottiglia è stata lunga.
Ma ringrazio la persona che ha deciso di rendermi partecipe della sua scoperta in una cantina dimenticata.
6 bottiglie di Greco di Tufo 1994 di Mastroberardino, in una cassa dimenticata e integra. Prima mi sono “documentato” grazie all’amico Alessandro Marra (Stralci di Vite) che rimasto basito da cotanta scoperta mi ha incentivato e confortato.
L’ho aperta, una di queste 6.
In religioso silenzio e con l’attenzione degna di una regina.
Il tappo si è spezzato a 3/4, umido.
Ma eliminato l’ultimo pezzo ho tirato un sospiro di sollievo.
Versato ha mostrato la sua magnificenza con un colore tra il dorato e l’ambrato.
Il primo naso mi fatto dire: “ma questo è un riesling!
Note di idrocarburi, un po’ sulfuree, cupe e profonde.
Con il passare dei minuti sono saliti profumi iodati (e ribadisco il termine) e di frutta surmatura.
In bocca la nota dominante era la sapidità, confortata da un giusto alcool e quel grip che lo rendeva ancora “acerbo” e austero.
Latitava, ahimè, sul lato dell’acidità.
Una gran dama, sul finire dei suoi giorni.
E ho avuto la fortuna di coglierla ancora in vita. E che vita, mi viene da dire.
No, non sempre la vecchiaia e le rughe sono un male.
Nel vino e negli uomini.
Ma prima che la nera signora con la falce ci colga, possiamo sempre e comunque dare il nostro “colpo d’ala”.

Bevuta non facile, non immediata.
Ma emozionante.
Perchè stupisce.
Stupendoci di quanto la vita, anche sul calar del sole, possa sorprendere.

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